Iced Tears - CD Metal - Epica
Home Musica News Video Traduzioni Annunci Locali Chat Concerti Festival Forum Guestbook Directory Iscritti Cerca Amici Città




Musica -> Power Metal -> Kamelot -> Epica
Kamelot - Epica (cd cover)
Disco preferito da 22 utenti
Per aggiungere ai preferiti devi eseguire il login.

Band:Kamelot
Disco:Epica
Anno:2003
Tracklist:
01. Prologue
02. Center of the Universe
03. Farewell
04. Interlude I - Opiate Soul
05. The Edge of Paradise
06. Wander
07. Interlude II - Omen
08. Descent of the Archangel
09. Interlude III - At the Banquet
10. A Feast for the Vain
11. On the Coldest Winter Night
12. Lost & Damned
13. Helena's Theme
14. Interlude IV - Dawn
15. The Mourning After (Carry On)
16. III Ways to Epica

Snow (limited edition bonustrack)
Like the Shadows (japanese bonustrack)
Compra CD, poster, merchandise e tanto altro... Cerca Epica su ebay

Testi e Traduzioni Disponibili: Center Of The Universe, Lost And Damned, On The Coldest Winter Night, Farewell, III Ways To Epica, The Mourning After (Carry On, Wander, Descent Of The Archangel, The Edge Of Paradise, A Feast For The Vain, Helena´s Theme , Snow, Like The Shadows
"Epica" rappresenta il primo tassello dei due concept album che i Kamelot hanno dedicato al "Faust" di Goethe. Pubblicato nell'ormai lontano 2003, ha il suo interno alcuni elementi innovativi rispetto alle precedenti release che verranno poi messi in ancor più maggiore evidenza nell'album successivo.

Il primo elemento che subito viene in mente dopo l'ascolto dell'album è l'ambiguità delle sensazioni che trasmette. Se già nel precedente "Karma" l'alone di tristezza e mistero era presente in praticamente tutte le tracce (e varrà lo stesso in "The Black Halo", che della tristezza rappresenterà l'apice), in "Epica" questo alone deve dividere le scene in alcuni frangenti con dei momenti più "epici" (termine da prendere con le pinze nel caso dei bardi americani), e in generale più spensierati. Ciò è dovuto probabilmente in parte a causa della storia del concept, che in questa prima sezione in alcuni scenari lascia spazio ad un sentimento accostabile alla felicità, ed in parte anche al non completo successo da parte della band di amalgamare in maniera più omogenea il susseguirsi di entrambi questi sentimenti, tanto che, specie ad un ascolto superficiale, l'ascoltatore può rimanere leggermente spiazzato (è un peccato veniale, ma comunque presente).

Il secondo elemento è la presenza di un gran numero di interludi. Se la loro funzione è quello di spezzare il ritmo per meglio preparare ad un cambiamento d'atmosfera, pur riuscendoci in parte e non completamente, alcuni di essi finiscono per avere la parvenza di un mero riempitivo, soprattutto per chi non è avvezzo alla trama raccontata e basa il suo giudizio puramente sul lato musicale.

Il terzo elemento, prima di passare al giudizio di ogni singolo brano, è il livello dei testi. Questo infatti è una caratteristica peculiare della band nella sua cripticità e simbolicità, ma in questo album e nel successivo entrambe queste caratteristiche vengono ancor più accentuate. Certamente il risultato finale risulta decisamente più poetico e magari anche intrigante, ma richiede perlomeno un minimo di conoscenza della storia per poter essere accolto nella sua totale pienezza, a dispetto delle release precedenti che, risultando magari meno originali, da questo punto di vista erano più fruibili.

Passiamo all'analisi di ogni singola canzone.

Dopo una breve opener (gemiti insonnoliti nel rumore di un fuoco) i Kamelot partono subito con quella che, a gusto di chi recensisce, è la canzone migliore del disco (e in generale una delle migliori della band): "Center of The Universe", l'allegoria della solitudine umana e del bisogno di amore. Gli ingredienti ci sono tutti: batteria abbastanza varia ed efficace, ottimi riff, voce sensuale e melodiosa (Roy Khan non si smentisce) e ritornello trascinante.

Più o meno sulla stessa falsariga è la successiva "Farewell", un addio che è però decisamente più volto alla malinconia, anche se la ritmica risulta più anonima. Altro ritornello trascinante ed altro punto fisso (o quasi) in sede live.

Altro interludio, dopo il quale inizia "The Edge Of Paradise". Più lenta rispetto alle precedenti, rientra nella media del genere power e non si distingue particolarmente fra le altre, rimanendo in verità piuttosto anonima all'interno dell'album, soprattutto alla fine dell'ascolto completo.

"Wander" rappresenta invece la prima ballad proposta in quest'album. Neanche qui l'originalità la fa da padrona (come del resto in tantissime altre ballad), ma l'interpretazione di Khan è magistrale nel dare melodiosità e pathos al tutto.

Ennesimo interludio che ci presenta "Descent Of The Archangel". Introdotta da un breve intro di tastiera e da un riff quasi di gusto neoclassico, la venuta del diavoletto Mefisto si avvale di un ritornello orecchiabile e in generale di ottime linee vocali (peraltro sempre degne di nota), nonchè di un ottimo solo dell'italianissimo Turilli verso la fine del secondo minuto.

Ancora un altro interludio (un mix tra barocco e musica popolare) ci presenta "A Feast For The Vain". Piuttosto epica nell'inizio, si mantiene ad alti livelli per tutta la sua durata, anche grazie alle ottime orchestrazioni in frangenti chiave.

La canzone successiva, "On The Coldest Winter Night" è la seconda e ultima ballad dell'album. Si apre con un rintocco di campane, che apre la strada ad una malinconica melodia oltre che all'ugola di Khan. Stesso discorso della precedente ballad "Wander", pathos palpabile e "lacrime" ancor più copiose.

A seguire arriva "Lost & Damned", a conti fatti uno degli episodi migliori del disco assieme alla canzone successiva. Intro orchestrale con un intermezzo in pianoforte, seguiti da riff marcatamente in stile neoclassico; altra magnifica prestazione vocale e splendido testo.

Dopo ben due interludi ("Helena's Theme" è infatti definibile tale) si giunge a "The Mourning After (Carry On)". Decisamente maliconica e cadenzata (ma non eccessivamente ripetitiva), si guadagna un posto d'onore grazie all'atmosfera di dolore e rimpianto che riesce a creare nell'ascoltatore, soprattutto grazie ai cori e all'ennesima intepretazione magistrale di Khan.

L'ultima canzone, "III Ways To Epica", rispecchia in pieno le caratteristiche salienti dell'album. Ottimi riff (anche se c'è una scopiazzatura evidente di un frangente di "Farewell", a 3 minuti e 40 secondi circa) e finale in pianissimo.


In conclusione: "Epica" è sicuramente un album emblema del sound dei Kamelot, anche se non convince completamente. Pur avendo una qualità dei brani abbastanza omogenea, i picchi tra canzoni ottime ed altre meno convincenti sono chiaramente visibili. La presenza poi di numerose spezzature può risultare anche fastidiosa ai fini della scorrevolezza dell'album. Ciò non toglie che sia comunque un album di spessore, ben lontano dalla mediocrità cui il power ci ha tristemente abituato (tranne rare eccezioni) negli ultimi anni, ma come tutti i dischi di transizione (poichè è tale alla fine dei giochi) stona in alcuni particolari, a volte in maniera anche evidente; è comunque un passo fondamentale per il successivo "The Black Halo", che in termini di sound ne è direttamente debitore, pur scevro di alcune sviste.
Lo sconsiglio per chi non conosce i Kamelot e li ascolta per la prima volta, invitandoli magari ad ascoltarsi prima i due predecessori ("The Fourth Legacy" e "Karma") un po meno complessi e più diretti in termini di significato, in maniera tale da avvicinarsi a questo Epica con un orecchio più attento a certi particolari che di questa band costituiscono la grandezza, in maniera tale da reputare questo album per ciò che realmente è: un buon disco.

"Poichè nel centro dell'universo
siamo tutti soli"

Voto: 77/100. Recensito da Ironman   il 14/01/2009

Lascia un commento
Puoi commentare una band una sola volta!
Per lasciare il tuo commento devi essere registrato!





Tutti i logo e marchi contenuti in questo sito appartengono ai rispettivi proprietari.
I commenti sono di proprietà di chi li ha inviati, tutto il resto © 2004-2012 by IcedTears
Tutti i diritti sono riservati, è severamente vietato copiare queste pagine senza l'autorizzazione del WebMaster.
www.icedtears.com
webmaster^@^icedtears.com
nuova alabarda crimini di guerra italiani osmiza