Iced Tears - CD Metal - Dusk And Her Embrace
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Cradle Of Filth - Dusk And Her Embrace (cd cover)
Disco preferito da 92 utenti
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Band:Cradle Of Filth
Disco:Dusk And Her Embrace
Anno:1996
Tracklist:
Heaven Torn Asunder
Funeral In Carpathia
A Gothic Romance (Red Roses For The Devil's Whore)
Malice Through The Looking Glass
Dusk And Her Embrace
Beauty Slept In Sodom
Haunted Shores
Nocturnal Supremacy '96
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Testi e Traduzioni Disponibili: Malice Through The Looking Glass, Dusk And Her Embrace , A Gothic Romance (Red Roses for the Devil´s Whore), Funeral in Carpathia, Beauty Slept In Sodom
Le dispute attorno ai Cradle of Filth in questi anni non sono mai cessate, e non credo cesseranno mai. Le discussioni attorno al genere di musica da loro proposto, le critiche rivolte loro in base ad una (presunta o meno) commercialità più o meno evidente dei loro album sono diventate ormai cosa nota a chiunque frequenti l'ambito metal e non sta certo a me o a questa recensione stabilire se siano o meno infondate; tutto ciò che posso dire è che, amiate o meno questo gruppo, in questo album c'è quanto di meglio abbiano fatto i Cradle of Filth nella loro ormai quasi ventennale carriera. A scanso di equivoci, questo album è sicuramente il loro capolavoro, perlomeno dal punto di vista di chi recensisce.

Il sound dei Cradle of Filth è in tutto il panorama metal unico e inconfondibile, pur essendosi modificato nelle varie release non ha mai perso quel tocco magico in grado di dargli l'originalità che ancora oggi lo contraddistingue. "Dusk And Her Embrace" (e il successivo) rappresentano i tasselli in cui questo raggiunge l'apice per quanto concerne l'armonia degli elementi che lo compongono: una pizzico di black (che i puristi non ne abbiano a male) gettato in un calderone di gothic, con influenze thrash e persino un tocco di heavy. Ma la cosa che stupisce è il fatto che la miscela che ne risulta non è confusionaria, tutt'altro; tant'è che si adatta perfettamente allo scream acustissimo di Dani Filth, che peraltro non si risparmia ad alternarlo a varie intensità di growl, altro elemento inserito in modo perfetto nella mistura, assieme a orchestrazioni gotiche, divagazioni acustiche e voci femminili (ad opera di Sarah Jezebel Deva). Altra cosa sconcertante sono i riff su cui sono strutturate le composizioni: pur essendo di matrice oscura (ovvio richiamo al black metal) vi è presente anche quell'alone antico di mistero tipico delle composizioni gotiche, senza contare che qua e là i richiami ottantiani sono piuttosto evidenti. L'unica maniera per impacchettare il tutto è la definizione "metal estremo" che, mi rendo conto, assume la sua funzione in modo alquanto "strano", sebbene sia l'unica possibile.
In un gruppo in cui tutto assume un aspetto "particolare", anche la struttura in sè delle canzoni doveva risultare alquanto strana: i testi (che trattano di tematiche tipiche del decadentismo inglese come vampirismo, necrofilia, sodomia, erotismo e goticismo, utilizzando però artifici poetici quali l'inglese arcaico e la rima, tanto per dare un tocco di raffinatezza, e, perchè no, di fascino al tutto) vengono arrangiati in maniera molto variegata, allontananadosi quindi dai soliti schemi strofa-ritornello-strofa, e spesso la musica si modifica seguendo via via, senza contare che le canzoni sono tutte molto lunghe (oltre otto minuti la sola opener). Il risultato è, appunto, singolare ma non sfuma mai nella mediocrità e nella noia riuscendo sempre a mantenere alta l'attenzione dell'ascoltatore. E visti gli standard oggi è una gran bel risultato.

Tra le track che compongono questo "castello avvolto nella nebbia" ci sono alcune delle composizioni più belle mai realizzate dai Cradle of Filth: la title track, "Funeral in Carpathia" e "A Gothic Romance (Red Roses for the Devil's Whore)" in cui le sfuriate e i blast beat di Nicholas Barker si uniscono senza fatica alcuna con momenti più introspettivi, oscuri e melodici, che contribuiscono ad elevare il pathos del tutto; cito inoltre l'enigmatica "Beauty Slept In Sodom", introdotta da malinconiche e decadenti note di tastiera per poi sfociare in momenti di furia cieca, alternandosi così fino alla fine per sei minuti e oltre. Tutte le altre composizioni mantengono le stesse caratteristiche (pregevole anche l'intermezzo acustico, "The Graveyard By Moonlight"), forse spiccando leggermente meno nella loro pur altissima qualità.

La produzione è ottima, il suono degli strumenti è sempre nitido e chiaro e l'armonia con la quale le diverse componenti del sound si intrecciano è totale, senza momenti stridenti o poco chiari. La prestazione di tutti i membri è eccellente (Dani Filth e Nicholas Barker, il batterista, su tutti), visto anche il fatto che probabilmente i Cradle of Filth nel '96 suonavano con la miglior line-up di sempre (mentre col tempo i cambi di membri hanno martoriato la band).

In conclusione: come già detto prima, questo disco rappresenta per me il punto più alto raggiunto dal combo di Dani Filth & soci, ma non per questo è adatto a tutti. O, per meglio dire, non tutti potranno ascoltarlo senza i pregiudizi di sorta che hanno accompagnato la band per tutti questi anni, e quindi inevitabilmente non riusciranno a coglierne l'essenza più profonda. C'è anche da dire che il genere proposto non è idoneo per tutti gli ascoltatori, per vari motivi citati già in precedenza. Quindi l'unico invito che posso rivolgere a chi leggerà questa recensione è quello di ascoltare il disco a mente libera. Io l'ho fatto, e sono giunto alla conclusione che sia probabilmente il miglior album gothic-black (più gothic che black) mai composto.

A voi la parola e, soprattutto, l'ascolto di questo carme decadente.

"Distendi i tuoi arti, succube, senza vita
Come l'opprimente nebbia fitta
Conferitaci dalla notte"

Voto: 91/100. Recensito da Ironman   il 07/02/2009

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