| Musica -> Black Metal -> Burzum -> Det Som Engang Var Disco preferito da 112 utenti Per aggiungere ai preferiti devi eseguire il login.
1.Den Onde Kysten Compra CD, poster, merchandise e tanto altro... Cerca Det Som Engang Var su ebay2.Key to the Gate 3.En Ring Til Aa Herske 4.Lost Wisdom 5.Ham Som Reiste 6.Naar Himmelen Klarner 7.Snu Mikrokosmos Tegn 8.Svarte Troner Testi e Traduzioni Disponibili: Lost Wisdom, Key To The Gate, Snu Mikrokosmos Tegn, En Ring Til Å Herske Il 1993 è un anno cruciale per la storia del Black Metal. Dopo i primi vagiti della nascente scena in questo breve arco di tempo si ha una vera e propria esplosione che coincide con la release di album seminali come “Under A Funeral Moon” dei Darkthrone, “Pure Holocaust” degli Immortal e “Live In Leipzig” dei Mayhem, solo per citare i più blasonati. E’ in questo contesto di fervente creatività che si colloca la pubblicazione di “Det Som Engang Var” (“Quello che una volta era”), secondo full – length di Burzum concepito prima del famigerato “Aske” EP ma registrato solamente nell’ aprile del 1992 presso i Grieghallen Studios. E proprio pochi giorni prima dell’ arresto di Varg per l’ assassinio di Euronymous, l’ uscita di questo album sembra rappresentare nel miglior modo possibile il clima di odio e tensione che permeava quei giorni. “Det Som Engang Var” è infatti il lavoro che meglio sintetizza la weltanshaung burzumiana, un’ opera con tematiche che richiamano l’ anticristianesimo (“Lost Wisdom”) e il paganesimo (“En Ring Til Aa Herske”). L’ incipit è affidato a “Den Onde Kysten”, una breve intro strumentale che, se nei suoi momenti iniziali ricorda “Dungeons Of Darkness” (presente nel debut album “Burzum”), abbandona presto le sonorità lo-fi per approdare a lidi più propriamente ambient. Con la seguente “Key To Gate” si entra nel cuore dell’ opera attraverso un poderoso muro sonoro giocato su dissonanze che si dissolvono presto in un break centrale fondato su partiture lente e cadenzate che conducono ad un breve solo malinconico e carico di tristezza, sensazioni rese ancor più sofferte durante tutta la canzone dalle lancinanti parti cantate. Il tono mesto che compare sul finire di questa traccia viene ripreso e ulteriormente sviluppato nella successiva “En Ring Til Aa Herske”, brano carico di pathos e suggestioni derivanti dal sapiente utilizzo di riff inquietanti, con il basso ben evidente, arricchiti da clean vocals. La quarta traccia, “Lost Wisdom”, chiude un trittico di canzoni memorabili. Su uno scarno riff molto accattivante giocato su sporadici cambi di tempo si innesta un cantato sofferto che evoca l’ odio nei confronti della chiesa, sicuramente uno dei migliori episodi dell’ album. La seguente “Han Som Reiste” segna un punto importante nelle composizione di Burzum. Il brano, interamente ambient, anticipa quello che sarà il corso della one-man band e si sviluppa su un tema di synth che verrà ripreso dallo stesso Varg nella traccia “Ansuzgardaraiwô”, contenuta nell’ album “Hlidskjalf”. La sesta traccia, “Naar Himmelen Klarner”, è ancora strumentale, ma si discosta dalla precedente essendo basata su un semplice riff di chitarra a cui si aggiungono nel finale gli altri strumenti. Nel complesso la composizione, che ricorda il riffing di “The Crying Orc” (contenuta in “Burzum”) serve a ricreare ancor di più nell’ ascoltatore uno stato di tensione, che prepara per la seguente “Snu Mikrokosmos Tegn”, pezzo trascinante dall’ inizio dirompente che poi sfuma in una melodia raggelante. A conclusione dell’ album è posta un’ altro pezzo strumentale, “Svarte Troner”, che si ricollega alle sonorità dell’iniziale “Den Onde Kysten” e che con essa dona una simbolica ciclicità alle composizioni. L’ atmosfera che si delinea all’ ascolto viene supportata mirabilmente anche a livello di artwork, che trasmette ancora una volta quel senso di inquietudine e malinconia che trasuda dalle canzoni. La copertina, in bianco e nero, raffigura un austero portale circondato da mura su cui si stagliano imponenti figure demoniache, mentre alla base, nel paesaggio nebbioso, si aggira l’ errante e misteriosa forma incappucciata che compariva nell’ artwork del precedente album “Burzum”. In conclusione, sebbene “Det Som Engang Var” non presenti consistenti novità rispetto all’ esordio, esso mostra una continua evoluzione di fondo che porterà Varg Vikernes, con i successivi lavori, a diventare uno dei più eclettici musicisti della scena Black Metal. Voto: 100/100. Recensito da iconoclasta il 14/09/2006 Altre recensioni di questo utente:
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