Demigod

Anno
2004
Tracklist
Sculpting The Throne Ov Seth
Demigod
Conquer All
The Nephilim Rising
Towards Babylon
Before Aeons Came
Mysterium Coniunctionis (Hermanubis)
XUL
Slaves Shall Serve
The Reign Ov Shemsu-Hor
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Testi e traduzioni:
Conquer All, Before Aeons Came *, The Reign Ov Shemsu-Hor, Slaves Shall Serve, Sculpting The Throne Ov Seth, Demigod
Recensione:
Voto:
89/100
I Behemoth si sa, sono una band che nel corso degli anni è stata capace di mutare in maniera anche abbastanza evidente il loro sound, passando dal Black di matrice Norvegese degli esordi al Death abbastanza personale degli ultimi anni, senza tralasciare quegli album di transizione composti da un buon Death/Black. Questo Demigod, pubblicato nel 2004, si può classificare come un album Death Metal a tutti gli effetti, dotato di brutalità unita a richiami egizi sulla falsariga dei Nile, con i quali infatti sono anche andati in tour. Inoltre Karl Sanders suona un assolo di chitarra in XUL, ennesima prova che le due band si conoscono e si stimano. Tuttavia Demigod non è un album fotocopia, affatto: è palese che il sound dei Nile abbia influito su questo lavoro, ma c'è quella freschezza e quella capacità compositiva che rendono il cd abbastanza personale, forte di una tecnica eccelsa e pezzi che si avvicinano al Brutal Death. Compaiono inoltre chitarre acustiche e synth che veramente danno l'impressione di trovarsi nell'antico Egitto.

La produzione è molto buona: il basso suonato da Orion, come sovente accade per queste sonorità, viene nettamente relegato in secondo piano, ma le chitarre godono di un ottimo suono pulito. La batteria ha una buona microfonatura, specie per quanto concerne i pedali. Unica pecca la voce, troppo filtrata e pastosa, per cui in alcuni tratti risulta quasi fastidiosa e di difficile comprensione, cosa già resa difficile da un growl normale (difetto che verrà "corretto" nel successivo The Apostasy, nel quale il growl è assolutamente più pulito, corposo e brutale, sicuramente migliore di quello presente in Demigod). E' lecito per cui aspettarsi una prova stratosferica da parte dei singoli componenti. Il leader e mente della band, Adam Darski, meglio conosciuto come Nergal, insieme al session man Seth sfodera riff veloci e complessi, mentre Inferno alla batteria si dimostra un'autentica macchina, in particolar modo per i suoi blast beat precisi, tecnici e veloci, scatenando appunto un vero e proprio "inferno".

Il disco si apre con Sculpting The Throne Ov Seth, forte di un breve intro di chitarra acustica. Compaiono poi chitarra e batteria e successivamente anche la voce di Nergal, insieme al blast beat chirurgico di Inferno. Si giunge quindi al ritornello, molto trascinante e coinvolgente, dove la band dimostra di avere un ottimo feeling. A poco meno di un minuto dalla fine compare un pezzo lento e atmosferico, preceduto da una parte particolare grazie al suo"egizio", e seguito da un assolo. Dopo quest'ottimo pezzo si passa alla title-track, aperta da trombe seguite poi dalla chitarra, dalla batteria e da un synth oscuro. Dopo poco trombe e synth scompaiono, permettendo alla canzone di sfociare nella brutalità. Una menzione particolare la merita l'assolo presente verso il finale, davvero molto epico. Finita questa traccia parte subito Conquer All, più lenta rispetto alle due canzoni che la precedono, grazie anche ad Inferno che stavolta dosa sapientemente il suo Blast Beat, il quale compare con meno insistenza. Segue poi The Nephilim Rising, dove a poco più di un minuto compare un synth in sottofondo capace di dipingere un'ottima atmosfera, accompagnato anche da un'insolita voce pulita filtrata. Poi si riprende il solito ritmo, fino a culminare in un assolo che si interrompe quasi bruscamente, come tutti gli altri strumenti, per far spazio alla chiusura dove la chitarra acustica si rende unica protagonista. Con la successiva traccia, Towards Babylon, si ritorna a velocità più alte, ma nonostante tutto le chitarre riescono a produrre riff mediorientali spettacolari, accompagnati non di rado da un breve assolo. Before The Æons Came (la traccia più breve dell'album, l'unica a scendere anche se di soli due secondi sotto i tre minuti) si apre minacciosamente, per poi assestarsi sui classici ritmi veloci che caratterizzano quest'album. Da notare la parte centrale, dove Inferno ci regala un blast beat velocissimo, che perdura per tutto il brano eccetto brevi pause dove comunque non si va di certo lenti. Mysterium Coniunctionis (Hermanubis) è un buon pezzo ma non aggiunge niente di nuovo all'album, eccetto un assolo stupendo a un minuto dalla fine che la farà da padrone sino alla fine del brano. XUL presenta vari assoli (di cui uno suonato da Karl Sanders, come già detto), ma quello più coinvolgente è sicuramente quello finale. Gli strumenti poi scompaiono per far spazio al synth che chiude la traccia. E' il turno quindi di Slaves Shall Serve, una delle migliori tracce in assoluto dei Behemoth: batteria perfetta e devastante, mentre voce e chitarra qua sono di un'aggressività e brutalità spaventosa. Prima di metà brano si cala un po' di velocità, per poi riprendere col consueto martellare della batteria, accompagnato negli ultimi 30 secondi da un ottimo assolo. Quindi a 20 secondi dalla fine ricompare la voce di Nergal ad urlare "Slaves Shall Serve" in una maniera coinvolgente come mai in quest'album. Chiude The Reign ov Shemsu-Hor, brano nettamente più lungo rispetto agli altri, ben 8.27 minuti di durata. Inizia col lento riffing delle chitarre, accompagnate dalle percussioni e dal synth. Un'atmosfera egizia così la fa da padrona per poco più di due minuti, quando poi la canzone velocizza, nonostante mantenga ritmi nettamente più lenti rispetto alle altre tracce. Solo verso la fine comparirà il consueto blast beat di Inferno, ma solo per poco in quanto successivamente ricompare il synth che in fade-out chiuderà l'album.

In definitiva Demigod si presenta come un ottimo disco, ragionato e ben suonato, di breve durata (40 minuti) e quindi abbastanza scorrevole. Tuttavia la voce filtrata sicuramente rappresenta uno dei difetti maggiori dell'album, mentre qualche pezzo sembra avere la funzione di riempitivo. E' difficile fare paragoni con gli album precedenti in quanto ognuno ha qualcosa di diverso dagli altri, ma si tratta sicuramente di uno dei dischi di maggior successo dei Behemoth, forse anche più del tanto osannato Satanica (1999) e del successivo The Apostasy (2007), che seppur rimanendo inferiore è ugualmente un buonissimo album. Si sentono le influenze dei Nile nei rimandi all'antico Egitto, ma qua, mi dispiace, i Nile rimangono i numeri uno indiscussi. Note di merito anche ai testi scritti da Nergal e Krysztof Azarewicz (elemento esterno alla band), molto maturi e studiati, in grado di differenziarsi dalla solita massa di testi inutili e offensivi, e all'artwork, molto evocativo e ben curato.
Soulreaper