Deleted Scenes From The Transition Hospital

Anno
2005
Tracklist
1. Deleted Scenes I: In the Hallway of Crawling Filth 10:37
2. The Elevator Beneath the Valve 03:30
3. Pendulum Prey (Second Incarceration) 09:06
4. Isolation Cubicle 312 03:12
5. Entangled in Mannequin Limbs 08:13
6. This, Then, is Paradise ? 04:56
7. One Day You Will Understand Why 03:26
8. Deleted Scenes II: In the Gauze-Womb of the God Becoming 12:40
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Voto:
91/100
Deleted Scenes from the Transition Hospital

Avvertenze: si sconsiglia l’ascolto di questo disco a persone sane di mente. L’utilizzo prolungato del cd potrebbe causare schizofrenia, crisi epilettiche o indurre al suicidio.


Con questa premessa farmaceutica si potrebbe sintetizzare al meglio il lavoro che i The Axis of Perdition ci hanno lasciato nel 2005. Un mix di doom e black metal che vive in simbiosi con elementi drone ed industrial. L’intento della band inglese è quello di alienare la psiche dell’ascoltare, ed in questo i The Axis of Perdition riescono alla perfezione; drumming martellante e riffs dissonanti riportano alla memoria ciò che i Deathspell Omega ci hanno proposto più recentemente con il loro “Fas, Ite Maledicti In Ignem Aeternum”.

Parlando dell’opera vera e propria, il disco si apre con “Deleted Scenes I: In the Hallway of Crawling Filth” brano asfissiante della durata di quasi undici minuti. Dei rintocchi di campana susseguiti da vari rumori ed interferenze fanno da intro alla canzone, dove si crea un’atmosfera claustrofobica che li amanti di giochi come Silent Hill sicuramente apprezzeranno. Non a caso il gioco della Konami è stata una fonte di ispirazione profonda per il gruppo di Middlesbrough. Ritornando a parlare del brano, dopo due minuti di introduzione parte il pezzo vero e proprio, dall’andamento lento e rarefatto, dove i riffs dissonanti ed una batteria molto dinamica fanno da sfondo al growl quasi parlato di Brooke Johnson, che più volte nel disco potreste confondere per Mikko Aspa. La canzone si protrarrà in questa maniera per quasi tutta la sua durata finchè non inizieranno le parti ambient che introdurranno il secondo pezzo, “The Elevator Beneath the Valve”, intermezzo drone dove sentiremo solo un qualcosa a noi ignoto salire per quest’ascensore, tra i canti dei grilli in quest’ospedale desolato.
Terzo brano del disco è invece “Pendulum Prey (Second Incarceration)” che metterà in contrasto arpeggi quasi evanescenti a sfuriate di doppio pedale a dir poco incredibili. La precisione e la velocità di ogni colpo è al limite dell’umano. Ed in questo clima surreale creato da forse il miglior brano dell’intero lp, ci sono sempre le vocals anormali del cantante, che spaziano da un growl marcio ad uno scream sofferto, per passare a parti pulite desolanti per la loro disperazione. Ed è proprio quando si arriva al culmine di questa situazione insostenibile che parte come un flashback in punto di morte una parte jazzata, veramente molto bella.
“Isolation Cubicle 312” è un altro intermezzo ambient, dove il ticchettio continuo di gocce d’acqua ed i rumori laceranti ogni presenti potrebbero causarvi molto facilmente una nevralgia . Quest’ultimo intermezzo non fa altro che mantere alta la tensione per il brano successivo. Infatti “Entangled in Mannequin Limbs” parte con dei cori dal gusto oscuro ma dannatamente trascinanti. Qui le parti vocali vengono sovrapposte più volte, dandoci veramente l’impressione di essere affetti da schizofrenia. Impossibile da descrivere ma è l’unico paragone che riesce a riprendere le emozioni suscitate da questa composizione. E mentre delle urla lancinanti concludono il brano, il pezzo che ne consegue non è un altro intermezzo (come era successo per i brani precedenti) ma bensì una canzone di cinque minuti: “This, Then, Is Paradise?”. Ancora una volta gli arpeggi dissonanti creano un atmosfera sulfurea che impatta con la violenza del drumming.
A seguire troviamo “One Day You Will Understand Why”, intermezzo parlato che ci prepara al gran finale propostoci da “Deleted Scenes II: In the Gauze-Womb of the God Becoming”. Il brano riproduce un atmosfera apocalittica ed inquietante (come le urla di una ragazza) che verrà protratta fino ai sette minuti, quando inizierà il pezzo vero e proprio. Il ritmo morboso della batteria fa da accompagnatore ideale per il growl demoniaco di Johnson, che nonostante non sia naturale, si dimostra come uno dei migliori che io abbia mai ascoltato. A concludere il disco, in un clima surreale, una frase da parte di Johnson, purtroppo difficilmente comprensibile, che ci chiudono le porte a questo viaggio nell’ospedale. Un disco oscuro, sicuramente di non facile ascolto, ma che saprà soddisfare gli ascoltatori più recidivi e masochisti.

Siete pronti per un overdose di pazzia?
Antares