| Musica -> Melodic Death Metal -> Egart -> De Termine Ordinis Disco preferito da 1 utenti Per aggiungere ai preferiti devi eseguire il login.
1. Ultra Compra CD, poster, merchandise e tanto altro... Cerca De Termine Ordinis su ebay2. Lament Configuration 3. Necronomicon 4. Innsmouth 5. Graveyard 6. Zero Dimension 7. Imperial Guard 8. Nova 9. End Of Generation Ancora acerbo in certe soluzioni, ma questo “De Termine Ordinis†è allo stesso tempo alquanto intrigante. L' esordio discografico sulla lunga distanza per la band novarese Egart rivela alcune cose ad un ascolto epidermico, ed altre ad un' analisi più attenta. In superficie emerge uno stile che sembra basarsi maggiormente sul melodic death metal, ma influenzato allo stesso modo da sonorità classiche che si rifanno all' heavy metal ottantiano. In effetti le canzoni non viaggiano generalmente su ritmi sfrenati, o ricorrono a soluzioni estreme (per esempio compaiono anche blast beat, ma in determinati e mirati frangenti); al contrario il gruppo predilige ritmi e cadenze che consentano di far emergere appieno la caratteristica migliore del prodotto, e cioè la sapiente vena melodica che arricchisce con bei risultati ogni canzone, pronta a sgorgare dalla parte strumentale ma anche dalla parte vocale. La presenza di questa vena melodica non è imputabile (in senso positivo) semplicemente al fatto che il gruppo si cimenti soprattutto in generi che ne sono provvisti, perlomeno in misura sostanziosa rispetto ad altre sonorità . Ad un ascolto più accurato si evince come ci sia un certo lavoro sulle linee melodiche, che spesso produce risultati sì semplici, ma non per incapacità strumentale o teorica della band. Tutti i componenti dimostrano di padroneggiare una certa tecnica, di cui però fanno uso solo nei momenti opportuni: per fare un esempio, gli assoli di chitarra sono privi in genere di velocità sfrenate, preferendo creare assoli dall' ampio respiro e dall' elevato pathos. Riguardo questo punto, si può sintetizzare come, sia dal punto di vista tecnico che da quello stilistico, la scelta di ricorrere al tecnicismo solo quando realmente necessario e quella di puntare sull' attenta costruzione dei brani abbia portato alla realizzazione di un disco dotato di elevata musicalità . Ritornando al discorso sulla melodia, come già accennato parte dagli strumenti per espandersi e inglobare anche la voce. Il growl è lo stile dominante, ma di suo è particolare, meno profondo del solito, il che lascia comprendere i testi. Compaiono anche parti pulite: solitamente è lo stesso Raimu a cantarle, ma può anche essere affiancato dal resto del gruppo. I risultati sono abbastanza buoni, bella la parte con voce pulita all' inizio di Ultra, per esempio. Voce a parte, lo strumento principale dal punto di vista melodico è la tastiera, il cui suono sfuma spesso nell' organo. Questo fa acquisire ai brani un alone cerimoniale, non così originale ma particolare nel contesto specifico (di cui si parlerà in seguito); quanto alla chitarra, da menzionare (nuovamente) l' eccellente lavoro alla solista, che come già detto non indugia tanto sulla tecnica, ma i risultati sono comunque splendidi, perchè il disco gronda di assoli dall' elevato contenuto emotivo. Il “contorno†degli assoli non è da meno. Prendiamo sempre “Ultra†(probabilmente, assieme a “Lament Configurationâ€, la canzone migliore): una forte pausa ritmica, una sospensione che dà quasi un senso di vuoto, su cui si staglia poi il suddetto assolo. Oppure “Lament Configurationâ€, in cui l' assolo arriva proprio nel momento in cui gli strumenti nel loro insieme raggiungono i vertici massimi. Se si prende poi la parte strumentale nel suo complesso, emerge un' ulteriore caratteristica: dipendente forse anche dal carattere “aspro†conferito dalla produzione, oltre che dalle sonorità organistiche della tastiera, dal lavoro di basso e da altri fattori ancora, questa melodia assume una forma inconsueta: un feeling dark la cui peculiarità consiste nell' aprirsi a sensazioni diverse ed eterogenee: melanconia, tristezza; e c' è anche un' epicità di fondo, non impetuosa come in altri generi, ma abilmente levigata per conformarsi al contesto. Tutto questo naturalmente produce come conseguenza diretta la diversificazione delle canzoni, sia per quanto concerne i singoli brani a livello di disco. Nella prima parte si concentrano i brani più personali, mentre nella seconda, a cominciare da “Zero Dimensionâ€, i brani perdono un po' questa caratteristica per assestarsi su binari più canonici, mantenendo comunque un buon spessore e una buona presa. In effetti da questo punto punto di vista c' è ancora da lavorare un po' per riuscire ad infondere in ogni canzone questo tocco di personalità . Trattandosi dell' esordio è comprensibile, e anzi il fatto che comunque ci sia già questo tocco è convincente. Sarebbe però opportuno agire su due fronti: il primo, curare maggiormente le parti di chitarra ritmica, perchè sono quelle che soffrono maggiormente la carenza di personalità ; il secondo, curare maggiormente la produzione (è bene però precisare che la gestazione del disco è stata alquanto problematica, a causa della concomitanza diversi fattori; per cui il risultato finale è comprensibile). In definitiva, un buon prodotto, che anche se non ancora interamente lascia intravedere delle buone possibilità che, se sfruttate, potranno consentire al gruppo di ritagliarsi un proprio spazio. Voto: 72/100. Recensito da Mythycal il 25/08/2010 Altre recensioni di questo utente:
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