Iced Tears - CD Metal - Darkness Descends
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Dark Angel - Darkness Descends (cd cover)
Disco preferito da 38 utenti
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Band:Dark Angel
Disco:Darkness Descends
Anno:1986
Tracklist:
1. Darkness Descends 05:53
2. The Burning Of Sodom 03:18
3. Hunger Of The Undead 04:19
4. Merciless Death 04:08
5. Death Is Certain (Life Is Not)04:18
6. Black Prophecies 08:34
7. Perish In Flames 04:52

Total playing time 35:22
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Dopo un discreto ma non esaltante esordio, ancora fortemente ancorato al classico heavy metal, per Dark Angel si pose il problema di effettuare in tempi brevi un considerevole salto di qualitĂ .
L’ innesto del poderoso Gene Hoglan dietro le pelli permise alla band di raggiungere l’ obiettivo.
Il suo ingresso, oltre a determinare un incremento tecnico, perlomeno per quanto riguarda la stessa batteria, corrispose ad un inasprimento delle composizioni. Se, come già detto, in precedenza la canzoni attingevano all’ heavy, ora la matrice thrash viene innervata di forti influenze death metal.
La violenza sprigionata da Darkness Descends si basa molto su questo punto. Certamente la maturitĂ  maggiore raggiunta dalla band nel complesso ha giovato molto alla musica della stessa.
Pur essendo un platter tutt’ altro che privo di difetti, Darkness Descends non teme confronti con gli altri dischi imprescindibili pubblicati nello stesso anno (1986), prima di tutto con Reign In Blood, e pertanto merita un posto di diritto nell’ elenco dei migliori album thrash (anche se la band farà ancora di meglio con l’ ultimo Time Does Not Heal).

I difetti risiedono prevalentemente nell’ orrenda produzione. Deficitaria come poche. Le chitarre sono quasi un tono di volume al di sotto della sezione ritmica. Quest’ ultima è devastante e la presenza di Gene da sola è una garanzia, è vero, ma quando la batteria (già di per sé molto grezza) sovrasta le chitarre, c’ è qualcosa che non va. Molti riff risultano difficili da comprendere ad un primo ascolto; e la difficoltà consiste non tanto nella loro complessità, ma proprio perché risulta difficile, in certi frangenti, capire esattamente cosa stiano suonando le due asce Eric Meyer e Jim Durkin (il problema non è così marcato in realtà, si tratta al più di comprendere qualche nota, di modo che l’ ascolto possa rivelare la differenziazione fra gli stessi riff). La qualità delle canzoni è molto buona, ma queste tendono anche a ricorrere a volte a qualche soluzione non pienamente convincente, e anche un po’ banale. In generale, comunque, tale qualità non arriva a livelli veramente eccellenti.

La title-track Darkness Descends, che vanta uno degli attacchi frontali più micidiali del thrash (due riff, il secondo basato su un accordo lungo mentre basso e doppia cassa si lanciano in devastanti “mitragliate”), è un proiettile sparato alla massima velocità, senza una vera e propria pausa (a parte uno stop and go prima dell’ assolo), e che raggiunge il vertice della furia proprio in concomitanza dell’ assolo: un’ impennata ritmica di rara violenza. La voce di Don Doty è ancora acerba, immatura e adolescenziale, ma rivela un isterismo e un’ interpretazione del brano (specie nel ritornello) notevoli.
The Burning of Sodom e Hunger of the Un dead sono altre due mazzate (specie la seconda che nella parte centrale si evolve in un riff autenticamente death metal), ma piĂą ragionate e con inserimenti di passaggi piĂą lenti.
Merciless Death è un punto di svolta all’ interno del brano. A partire da questo, la produzione sembra lievemente migliorare, farsi più compatta e pulita (di poco naturalmente) e le composizioni rallentano un po’. A parte questo, Merciless Death, assieme alla conclusiva Perish In Flames, è un brano che affascina nell’ attacco ma si perde tra passaggi scontati e noiosi.
Di ben altra caratura Death Is Certain (Life Is Not), forse la composizione migliore per intensità e gusto: tre riff (del primo di essi vengono proposte tre versioni), e quello dell’ assolo di una potenza micidiale!
Come di ben altra caratura è anche Black Prophecies, una canzone “anomala” nel contesto: lunga (oltre 8 minuti), inevitabilmente più articolata, con molti tempi medi e cadenzati, poche accelerazioni che non raggiungono i livelli di velocità degli altri brani. Certamente questo è un punto a favore del brano stesso ma anche del disco in generale.
Che, pur coi suoi difetti, si è giustamente imposto come punto di riferimento imprescindibile del thrash!


Voto: 75/100. Recensito da Mythycal   il 14/07/2008

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