Iced Tears - CD Metal - Dark Medieval Times
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Satyricon - Dark Medieval Times (cd cover) Disco preferito da 84 utenti.
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Band: Satyricon
Disco: Dark Medieval Times
Anno: 1993
Tracklist:
1.Walk The Path Of Sorrow
2.Dark Medieval Times
3.Skyggedans
4.Min Hyllest Til Vinterland
5.Into The Mighty Forest
6.The Dark Castle In The Deep Forest
7.Taakeslottet
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Testi e Traduzioni Disponibili: Dark Medieval Times, Into The Mighty Forest

Un classico senza tempo,un album immancabile nello scaffale di qualsiasi blacksters che si rispetti. L’anno d’oro del black metal,il magico nero 1993, viene arricchito dalla prima storica realase dei Satyricon,gruppo norvegese formato dal duo Satyr e Frost ,all’epoca ancora giovani ragazzi. “Dark Medieval Times” rappresenta la prima leggendaria tappa di un percorso stilistico-musicale che porterà i Satyricon a divenire uno dei gruppi più grandiosi dell’intero panorama black metal,grazie soprattutto a capolavori come “The Shadowthrone” e “Nemesis Divina”. Un debutto killer che ha veramente poco da invidiare ai due più blasonati lavori e che mostra subito le notevoli qualità tecniche di cui dispongono i due. La loro primordiale proposta non si limita solo ad un black metal di stampo darkthroniano,ma viene arricchita da particolari come l’utilizzo di tastiere e flauti ; questo aspetto li avvicina più agli Emperor.
Uno stile arricchito anche dall’inserimento di intermezzi acustici all’interno dei brani che tanto somigliano a quelli ,all’epoca, proposti dai grandi Dissection. Insomma,un disco di true black metal decisamente più “variopinto” rispetto alla norma che merita,senza dubbio, di essere etichettato come capolavoro: in più si deve aggiungere il fatto che questo è un debut album; un debutto di questo livello solo i già citati Dissection possono vantarlo!
Un album dove non c’è spazio per satanismo o anticristianesimo; qui le tematiche trattate vanno a ricollegarsi al medioevo nordico(come peraltro il titolo dell’album suggerisce),all’amore che i due musicisti provano per la loro terra,alla descrizione di freddi e tetri paesaggi che ad essa la ricollegano…potrebbe tranquillamente essere etichettato come un album di epic-black metal.
L’aura epica che avvolge ogni brano è decisamente evocativa ,capace di trasportare il pensiero indietro nella storia ,tra le lande ghiacciate della Norvegia.
La qualità della musica risulta decisamente eccelsa nonostante risenta di una produzione old style quindi scadente,ovattata,disturbata. Le chitarre paiono motoseghe arrugginite,gracchianti, mentre il drumming caratterizzato da pattern di doppia cassa appena avvertibili mette in evidenza la ridondanza dei piatti e delle percussioni. Il tutto ,però,viene suonato con criterio,intelligenza e senso logico: non troverete mai in quest’album riff buttati a casaccio. Non mancano inoltre sprazzi melodici dovuti,come ricordato prima, all’inserimento di arpeggi acustici,tastiere e flauti.
Probabilmente qualcuno che non conosce ancora l’album, leggendo ciò che ho appena scritto, potrebbe rimanere un po’ scettico di fronte all’improbabile matrimonio tra chitarre cacofoniche e sporche e sublimi arpeggi classici: ebbene, vi assicuro che dopo l’ascolto di quest’album vi ricrederete, noterete come simili accoppiate funzionano alla perfezione se sapute alternare con criterio,e i Satyricon in questo processo si dimostrano subito molto abili.
“Dark Medieval Times” si compone di sette tracce,sette gemme di puro nero black metal.
L’apertura del platter viene affidata a due veri e propri inni nordici: “Walk The Path Of Sorrow” e “Dark Medieval Times”.
L’incipit della prima traccia è subito atmosferico grazie all’utilizzo delle tastiere; queste,dopo un minuto e mezzo, lasciano lo spazio ad una sezione ritmica glaciale in cui la chitarra suona maledettamene alla “A Blaze In The Northern Sky”. Il drumming di Frost si fa subito serrato e Satyr può dar sfogo al suo screaming acerbo che va a prendere più di uno spunto da quello di Varg Vickernes,risultando particolarmente pestifero e sgraziato. Bastano pochi istanti per sentire il primo intermezzo dell’album che va ad interrompere quasi soavemente l’inizio terrificante del pezzo.
Un brano strepitoso a cui fa seguito la title-track: la ritmica,dopo una sfuriata iniziale,si porta verso una melodia cadenzata e morbosa dove le influenze dei Darkthrone si fanno nuovamente sentire. La chitarra ronza poi, verso metà pezzo, lascia spazio al primo intermezzo acustico dove sono gli arpeggi a farla da padrona ,mentre in sottofondo soffia un gelido vento. Il brano vive una serie di altalenanti momenti dove agli inserimenti acustici(che saranno in totale quattro e dove compare anche il flauto) seguono vere e proprie sfuriate incredibilmente malevole. Un altro pezzo da incorniciare.
“Skyggedans” prosegue sulla stessa scia dei due precedenti episodi pur risultando un brano decisamente più corto: ancora palesi le influenze “darkthroniane” soprattutto nella stesura dei riff e nelle linee di batteria.
Un vento gelido accompagna i sublimi arpeggi di chitarra acustica che caratterizzano la strumentale “Min Hyllest Til Vinterland”,brano altamente evocativo e decisamente melodico.
Si arriva a “Into The Mighty Forest”,brano che personalmente reputo il migliore dell’album. A giri di chitarra stranianti e gracchianti si aggiunge un ossessivo arpeggio acustico sostituito poco dopo da un tappeto di tastiere; lo screaming di Satyr avvolge il brano come un manto oscuro. Al terzo minuto una serie di riff serrattissimi riportano alla mente quelli di Demonaz degli Immortal. Un minuto dopo viene lasciato il primo piano alle tastiere alla quale fa da contrappunto un riffing distorto. Le mie parole però rischiano di essere inutili;ascoltate questo pezzo e chiudete gli occhi…
Un brano dove Frost risulta decisamente attivo cosi come lo è in “The Dark Castle In The Deep Forest”,altro grandioso brano,gravido anch’esso di inserimenti atmosferici. Lo screaming glaciale di Satyr pare proprio provenire da un oscuro castello: lontano ma tremendamente malvagio. A proposito di questo brano,ne esiste una versione ri-registrata intitolata “Night Of Divine Power”,inserita nel mini-cd “Megiddo”(1997) :una delle riproposizioni meglio riuscite dai Satyricon.
“Taakeslottet” è la traccia che chiude l’album, caratterizzata da un riffing lento,marziale,distorto accompagnato dall’inquietante parlato di Satyr. Un brano che pur risultando apprezzabile(con il solito inserimento dell’intermezzo acustico) non ha la carica,il pathos delle precedenti composizioni; un pezzo leggermente sottotono ma comunque godibile.
In conclusione,ripeto che siamo di fronte ad un capolavoro, un debutto straordinario per i Satyricon,un album di grandioso black metal in bilico tra le sonorità malsane dei primi Darkthrone e la melodia inquietante dei grandissimi Emperor. Un platter che ha fatto e farà la felicita di tutti gli amanti del true black metal… Semplicemente un pezzo di storia del metal estremo…

Voto: 96/100. Recensito da Cadavere   il 01/10/2006

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