Iced Tears - CD Metal - Dödsfärd
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Månegarm - Dödsfärd (cd cover) Disco preferito da 15 utenti.
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Band: Månegarm
Disco: Dödsfärd
Anno: 2003
Tracklist:
Intro
I Evig Tid
Ravenous
Ägirs Vrede
Dödfärd
Fimbultrollet
Daudr
Vrede
Pagan War
Ursjälens Visdom
Gillesvisan
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Testi e Traduzioni Disponibili: Pagan War

A due anni di distanza dal buon Havets Vagar, i Månegarm tornano con questo ottimo album, nel quale si puō percepire la svolta che, negli anni passati, stava prendendo forma nel loro sound. Se nei precedenti lavori la struttura portante dei riffs era di matrice Black Metal (escluse ovviamente le parti Folk), in Dödsfärdle parti ritmiche sono pių variegate, senza perdere per questo il loro mordente e il loro "eroico furore" vichingo.
Il fragore delle onde, accompagnato da un violino delirante, dalle distorsioni psichedelico-allucinanti: questo č uno degli Intro pių strani e allo stesso tempo originali che abbia mai sentito. Nuovo e antico si fondono in maniera magistrale, regalandoci in poco pių di mezzo minuto sensazioni indimenticabili.
"I Evig Tid" č dotata di una melodia di violino che la rende immediatamente riconoscibile e da riffs cadenzati, i quali, mancando della furia che caratterizzava i vecchi lavori, ci rendono subito partecipi del cambiamento avvenuto in questi 3 anni.
"Ravenous" ha un inizio travolgente, segnato da melodie chitarristiche veloci e senza respiro, che si fanno pių morbidi solo a tratti, interrotti da un arpeggio centrale angoscioso e oscuro. Davvero ben riusciti gli stacchi di batteria che rendono il brano pių fluido meno monotono.
"Ägirs Vrede" rappresenta al meglio il connubio "Folk- Viking" che da sempre distingue questa band. Il canto rauco del batterista Erik, le coinvolgenti ed epiche melodie di chitarre, ne fanno uno dei brani che si ricordano quasi al primo ascolto. Un vero e proprio inno pagano.
"Dödsfärd" č un richiamo al precedente "Havets Vagar": caratterizzata da un'apertura violenta in pieno stile Black, rappresenta al meglio a vena pių estrema del gruppo. E' un brano marziale, aggressivo, dotato di riffs gelidi, che non trasmettono la minima speranza.
Di grande effetto la parte acustica: davvero bravi idue chitarristi a saper creare arpeggi tanto "apparentemente calmi", i quali invece, ad un ascolto pių attento, rivelano una parte alquanto maligna e tetra.
Ed eccoci a "Fimbultrollet", nella quale il violino torna ad essere protagonista in uno dei brani pių evocativi e folkloristici di Dodsfard. Dotato di una struttura ritmica lenta e rocciosa (spaventosi i violentissimi stacchi di batteria), si trasforma in un inno di battaglia, quando Erik si cimenta nei cori. Nonostante sia priva di momenti black oriented, č uno dei pezzi meglio riusciti, grazie anche alle melodie di chitarra che spesso si mescolano a quelle del violino per creare una miscela esplosiva e a dir poco stupenda.
Ad aprire "Daudr" ci ripensa il fragore delle onde: pių cupa della precendete, ne riprende perō le "placide"movenze, anche se ci pensa il travolgente stacco centrale ad annullare qualsiasi termine di paragone.
"Vrede" ricorda nella parte iniziale Havets Vagar: ferale e travolgente, una cavalcata rabbiosa a capofitto nella battaglia, senza un momento di stasi. A modificare inaspettatamente questa aura plumbea e marziale, ci pensa un assolo del violinista Janne, che ci lascia senza fiato, per il coinvolgimento emotivo che riesce a creare.
A definire "Pagan War" bastano due parole: rocciosa e possente. Accordi dissonanti, rullate marziali, introducono ad un brano che č tutto programma: rabbiose e ferali cavalcate senza respiro, fino ad un nostalgico arpeggio che si discosta totalmente dall'atmosfera aggressiva e battagliera che avevano caratterizzato il brano fino a questo punto, evitando una possibile monotonia.
"Ursjälens Visdom"č forse il brano pių bello dell'album: epico e solenne il riff d'apertura di chitarra sostenuto anche qui da un drumming battagliero, per poi alternanrsi a momenti pių "soft", ad altri pių sostenuti, senza mai perdere quella veemenza del sound e quella inclinazione Folk che rendono questo gruppo unico.
E anche qui a far la differenza ci pensa il violino di Janne, che scrive una meravigliosa pagina di musica, tessendo uno dei suoi travolgenti e allo stesso tempo sognanti assoli, unici nel catturare emotivamente l'ascoltatore.
Gillesvisan,una song acustica dall'atmosfera festaiola e "birrosa" č chiamata a chiudere Dodsfard. Sembra proprio di trovarsi in un'accogliente taverna in mezzo ai monti, nella quale risuonano allegri canti e antiche leggende.
Nel complesso Dödsfärd, pur non essendo quello che si suol definire un capolavoro, č un album ben riuscito: la durata mediamente breve delle canzoni evita il pericolo "ripetitivitā", mentre i continui caėmbi di batteria e quindi di velocitā, spiazzano l'ascoltatore, creando un nuovo tipo di Viking Metal di derivazione Black.
Oltre agli elogi nel drumming, Erik merita senz'altro i complimenti per come č riuscito a migliorare le linee vocali: sempre ispirate e variegate, d'effetto quando si cimenta pių raramente nelle parti clean. Un ottimo album di Pagan-Viking Metal, nel quale i Månegarm
forgiano il loro stile personale, rendendosi riconoscibili al primo ascolto!


Voto: 80/100. Recensito da BloodyMary   il 16/06/2007

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