| Musica -> Melodic Death Metal -> Edenshade -> Ceramic Placebo For A Faint Heart Disco preferito da 0 utenti Per aggiungere ai preferiti devi eseguire il login.
1. The pathology of incest Compra CD, poster, merchandise e tanto altro... Cerca Ceramic Placebo For A Faint Heart su ebay2. A fact of egoism 3. Untitled part 1 (Instrumental) 4. Unreasonable heartbeating diminuendo 5. The inconstancy of April 6. The elegant curse of understanding 7. Some pain we shared 8. Untitled part 2 9. Stigma.9 10. Scent of a midsummer dawn Debutto discografico per gli Edenshade, band proveniente da Macerata che, se non sbaglio, ha all'attivo solo un demo (Love Injuring Criteria). I cinque connazionali ci propongono un death metal melodico e molto tecnico di matrice svedese, appreziosito da cambi di tempo spiazzanti, tanta tastiera/elettronica e melodie malinconiche ma a volte quasi mielose (questo non vuol dire che siano brutte,anzi!). In poche parole, prendiamo i Dark Tranquillity di Damage Done e aggiungiamoci il super-lavoro progressive delle chitarre-tastiere dei Dream Theater e pressapoco ne vien fuori Ceramic Placebo For A Faint Heart. Un album immenso, progettato dalla mente di Stefano Wosz, dotato di una tecnica sopraffina, che con la sua sette-corde sfodera note ispiratissime e mai scontate. La chitarra è sempre accompagnata dalla tastiera di Matteo Belli, sempre presente. Ottimale anche la prova del cantante Lorenzo Morresi (in certi frangenti si trasforma in narratore, poetico!), nonchè del batterista Roberto Cardinali e del bassista Daniele Tiberi, protagonisti di una fase ritmica perfetta, su cui Wosz si destreggia in una sessione chitarristica da paura, composta da riff compatti ed elaborati e solos di rara fattura, suonati sempre con un certo stile virtuoso, che a mio parere, da al tutto maggior varietà e carica emotiva. Il disco in questione è stato registrato agli Outer Sound Studios, da Giuseppe Orlando, che come sempre dimostra di saper fare il suo lavoro più che bene, dando un tocco di freschezza al sound, che non ha niente da invidiare alle produzioni estere. Dieci canzoni di livello altissimo, che sanno essere potenti e aggressive (per esempio l'opener The Pathology Of Incest), strutturalmente più complesse (Some Pain We Shared), strappa-lacrime (The Incostancy Of April) e particolari ma comunque stupende come le strumentali Untitled Part 1 e Part 2 o la splendida ballad Scent Of A Midsummer Dawn, che pone fine ad un "dischetto" (discone!!!) pazzesco. Aspettiamo il secondo album. Intanto, complimenti! Voto: 87/100. Recensito da Hellrob il 01/02/2009 Altre recensioni di questo utente:
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