| Musica -> Power Metal -> Dark Moor -> Autumnal Disco preferito da 9 utenti Per aggiungere ai preferiti devi eseguire il login.
1. Swan Lake 07:59 Compra CD, poster, merchandise e tanto altro... Cerca Autumnal su ebay2. On the Hill of Dreams 04:45 3. Phantom Queen 04:03 4. An End So Cold 04:00 5. Faustus 04:08 6. Don\'t Look Back 04:36 7. When the Sun is Gone 04:38 8. For Her 04:37 9. The Enchanted Forest 03:32 10. The Sphinx 04:27 11. Fallen Leaves Waltz 02:37 Testi e Traduzioni Disponibili: Swan Lake, For Her Non posso certo dire di aver atteso questo album con il fiato sospeso. Dopo l'ultima release della band ("Tarot"), che ad essere sinceri non mi aveva impressionato più di tanto, dai Dark Moor mi aspettavo un lavoro sulla scia dei precedenti, auspicando magari un sensibile aumento della qualità dei brani, ma nulla in più di tutto questo. E invece, dopo aver ascoltato quest'ultima fatica degli ispanici, "Autumnal", devo ammettere che ero totalmente in errore. I Dark Moor hanno avuto sempre una forte componente symphonic nel loro sound (alcuni li hanno pedissequamente accostati ai Rhapsody, a ragione o torto non sta a me stabilirlo), sinfonicità che comunque era andata sempre più riducendosi dopo l'abbandono di Elisa Martin, in favore di sfumature più oscure e misteriose; in questo "Autumnal", invece, la parte sinfonico/orchestrale torna alla ribalta in maniera propotente e decisa, assumendo dimensioni gigantesche ed assolute in quanto ad importanza nel sound generale del disco, arrivando ad assumerne i connotati generali. Credo si possa dire che il connubio tra i Dark Moor e Rhapsody sia ad oggi quanto mai palpabile, molto più del passato prossimo e più del passato remoto, senza che comunque ci siano i presupposti per accusare la band spagnola di plagio nei confronti dei bardi connazionali: questa è un'opera che risplende di luce propria, in ogni suo istante di epicità e misteriosità , i due aggettivi che meglio possono descrivere una colonna sonora di tale portata. Lo spirito che regna sovrano del disco è messo in evidenza fin dai primi secondi dell'opener, "Swan Lake": solenne intro di tastiera, blast beat rapido e preciso, cori e riff epici a non finire che accompagnano la voce di Romero, che canta quasi sussurrando in alcuni frangenti ma che non sfigura affatto, specialmente quando accompagnato dal celestiale soprano femminile; assolo di scuola neoclassica (e non credo ci sia da stupirsi) al quarto minuto. La musica non cambia (e, in questo senso, non cambierà mai) con "On The Hill Of Dreams", che si mantiene più o meno sulle stesse caratteristiche, pur se in sè meno pomposa nelle orchestrazioni. "Phantom Queen", invece, è per il sottoscritto la canzone migliore di tutto il disco: spettacolare apertura su una raffica di note in violino, coro degno dei migliori Rhapsody ("Emerald Sword?!?"), riff semplici ma capaci di trasmettere emozioni incredibili; finale in ripresa della sezione iniziale per una canzone decisamente sopra le righe. "An End So Cold", invece, si attesta su canoni più tranquilli, mantenendo comunque alta l'attenzione grazie alla pregevole interpretazioni del vocalist (nonchè dell'assolo di chitarra al secondo minuto, accompagnato da pregevoli intermezzi di tastiera) Romero, di nuovo accompagnato in qualche frangente dal soprano femminile; con la successiva "Faustus" i ritmi ritornano a farsi serrati, grazie anche ai blast beat, ai cori veloci e cadenzati ed a sprazzi di voce in growl. é il turno poi di "Don't Look Back", che sostanzialmente non differisce dalla precedente, anche se la voce femminile è messa in maggior risalto e la vena malinconica acquista conseguentemente spessore. Si arriva quindi "When The Sun Is Gone", altra canzone di spicco (se di spicco si può parlare) dell'album, nonchè la traccia sicuramente più power per impostazione ritmica, impreziosita dai controcanti intrapresi da Romero e il coro, nonchè dal pregevole assolo tra il secondo e il terzo minuto. Simile a questa, sebbene di maggiore solennità nelle orchestrazioni è "For Her", che si mantiene sugli stessi canoni delle precedenti (altro assolo di chitarra a metà del terzo minuto); la successiva "The Enchanted Forest" si distingue per i riff di cui è formata, che la fanno risultare più lenta e malinconica delle precedenti (pregevole anche l'ennesimo assolo, che si attesta all'inizio del secondo minuto). L'attacco di "The Sphinx" invece rifà il verso a "War Of Worlds" dei teutonici Rage, ma a dissolvere tutti i dubbi sull'originalità ci pensa l'immancabile coro, e la parte interamente strumentale a partire dal 40esimo secondo del secondo minuto, che si protrarrà tale per circa un minuto. A concludere il tutto ci pensa "Fallen Leaves Waltz" conclusione orchestrale di impronta fortemente barocca (a rispecchiare in due minuti quella che è l'anima più profonda del disco), decisamente di notevole spessore, pregevole in ogni senso. Considerazioni generali: tutta la line-up è in grande spolvero, la produzione è perfetta ed esalta tutti gli strumenti, dando loro la limpidezza necessaria. La batteria è veloce e precisa, Romero canta come sa fare (molto bene, dunque) e i riff di chitarra sono tutti molto ispirati ed evocativi. Il basso gode di una buona risonanza e gli elementi orchestrali sono integrati armoniosamente fra loro, andando a costituire un corpus sonoro ben saldo. Le orchestrazioni in generale sono quanto di meglio il metal sinfonico ha proposto fin d'oggi. Quindi ineccepibili. Per concludere: anche se è un po presto per dirlo, credo di poter dire che questo disco sarà fra i migliori dell'anno in ambito power, e sicuramente occupa una posizione di eminenza nella discografia della band (se la gioca alla pari con quello che io ritengo il capolavoro dei Dark Moor fino a ieri, "The Hall Of The Olden Dreams", e dopo qualche ascolto reputo che gli risulterà addirittura superiore). Certamente è l'album più sinfonico mai dato alle stampe dai Dark Moor, quindi magari chi li apprezzava più per le loro uscite più prettamente power potrebbe rimanere in parte deluso. Dal canto mio, non posso fare altro se non che riaffermare la bellezza di questo album, e lo consiglio in modo particolare a tutti gli amanti del metal sinfonico (ma un ascolto sarebbe obbligato per tutti, intendiamoci bene). Lascio il giudizio finale all'ascoltatore, dal canto mio se non è un capolavoro poco ci manca. Grandi Dark Moor, avete superato voi stessi! "Poi vidi il lago Sperduto nel profondo della foresta E la sua acqua cantava Una strana melodia" Voto: 85/100. Recensito da Ironman il 29/01/2009 Altre recensioni di questo utente:
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