Iced Tears - CD Metal - At The Heart Of Winter
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Immortal - At The Heart Of Winter (cd cover)
Disco preferito da 78 utenti
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Band:Immortal
Disco:At The Heart Of Winter
Anno:1999
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Testi e Traduzioni Disponibili: At The Heart Of Winter, Solarfall, Withstand The Fall Of Time
E’ fine estate,ma ascoltare quest’album è come stare al centro di una bufera di neve,travolti da un formidabile e tagliente vento gelido che non lascia scampo…Gli Immortal sono questi,un gruppo che oltre ad aver fatto il miglior black metal di sempre, è stato capace di trasmettere sensazioni ed emozioni ,elementi non facilmente riscontrabili in un genere feroce e malvagio che punta soprattutto ad annichilire e “spaventare” l’ascoltatore. Nell’anno solare 1998 il grandioso combo di Bergen decide di issare un altro monumento di puro e fottuto black metal gelido e glaciale,il tutto senza rinunciare ad un magico e tetro tocco melodico. Il 98 non è un anno particolarmente interessante,almeno per il true-black metal, anzi,decisamente vuoto. Questo vuoto viene parzialmente colmato dall’indimenticabile “At The Heart Of Winter” …Eppure le premesse per un nuovo capolavoro sembravano non esserci,dopo la dipartita del grandissimo Harald Naevdal,in arte Demonaz: per chi non ancora lo sapesse questo incredibile chitarrista ha dovuto lasciare la carriera a causa di seri problemi al braccio che gli impedivano di suonare la chitarra,ma ha mantenuto un ruolo fondamentale all’interno del combo prendendosi totalmente cura dei testi. Ma nonostante questa perdita il nuovo duo formato da Olve Eikemo,in arte Abbath,e Reidar Horghagen,meglio conosciuto come Horgh,si comporta in maniera egregia riuscendo a sopportare al meglio l’importante mancanza di Demonaz. La chitarra va in mano ad un Abbath tuttofare(ricordiamo il suo passato, in “Battles In The North” suonò in maniera divina la batteria)che si prenderà cura oltre delle vocals, anche del basso(praticamente assente)e dei sintetizzatori/tastiere,invece Horgh starà dietro le pelli come suo solito e si dimostrerà un grandissimo batterista: personalmente insieme ad Hellhammer e Frost lo ritengo il migliore della scena black. Oltre al cambiamento di line up, cambia soprattutto il sound proposto dalla band,più versato all’inserimento della melodia e soprattutto più pulito,anche grazie al fatto che quest’album è stato registrato agli Abyss Studios e Peter Tägtgren(Hypocrisy)ne ha curato la produzione. Rispetto ai fasti del passato sembrerebbe di sentire un altro gruppo,ma fidatevi,la nuova proposta,seppur meno grezza e sporca,non lesina in potenza e aggressività e non risulta per nulla “commerciale”. Infine cambia pure l’artwork,dove finalmente risulta più leggibile il logo della band,e per la prima volta,non compare nessun componente della band come invece accaduto per i tre precedenti lavori. E così capeggia la figura di un tetro paesaggio innevato(che sia il Blashyrkh?),decisamente molto evocativa. Ma ritornando alla musica “At The Heart Of Winter” è una perfetta orgia tra una matrice dominante di puro black metal ed influenze thrash ed heavy,con chitarre e batteria a dominare la scena,suonate in maniera impeccabile,sulla quale poggia l’incredibile ed inimitabile voce di un Abbath decisamente ispirato;a tutto ciò va aggiunto l’immancabile alone di puro gelo,marchio di fabbrica degli Immortal. “At The Heart Of Winter” si compone di sei tracce che passano dai 6’02 di “Solarfall”,il brano più corto del platter,agli 8’55 di “Tragedies Blow At Horizon”,il pezzo più lungo:insomma, più che brani ci troviamo di fronte a dei veri e propri inni nordici. Inutile analizzare traccia per traccia quest’album,questa è un opera che non ha una traccia inferiore/superiore ad un'altra, è un capolavoro nella sua totalità. Come scritto prima, le chitarre e la batteria sono il pilastro portante delle sei composizioni,e grazie ad un lavoro in fase di songwriting eccellente, il riffing non risulta mai scontato,anzi, l’opposto, armonico,veloce,melodico e assolutamente scolpito nel ghiaccio,il tutto con l’accompagnamento “chirurgico” di una batteria perfetta. La sezione ritmica è caratterizzata da momenti medio-veloci,dove riff taglienti e il tipico screaming “rauco” dilaniano i timpani,alternata a momenti di quiete,dove prendono sopravvento struggenti e limpidi arpeggi…Ma è una quiete che dura poco,e allora le tormente ritornano prepotenti a travolgere tutto…Horgh si scatena con un drumming dalla velocità disumana e dalla precisione imbarazzante. L’esempio più palese di tutto ciò si può riscontrare nella title-track,un brano strepitoso, forse il migliore di sempre mai proposto dal combo di Bergen,uno dei migliori brani black che abbia mai ascoltato:una traccia che si apre con un intro atmosferico dove domina un arpeggio iniziale incredibilmente evocativo, seguito da un tappeto di sintetizzatori che fa da contorno al soffio gelido e pungente del vento…poi il ghiaccio si rompe e arriva l’apoteosi…Mi fermo qui dato che non ho volutamente analizzare le tracce,il resto lo dovete ascoltare voi,ve lo raccomando. A fine traccia sono sicuro che la voglia di pigiare repeat e ricominciare il viaggio mistico tra le fredde lande scandinave sarà forte…In definitiva, gli Immortal con questo ennesimo ottimo album si sono confermati in assoluto,la band migliore del panorama black metal ,superiori persino ai leggendari Darkthrone. “At The Heart Of Winter” è un album che, obbligatoriamente, deve entrare a far parte della discografia non solo dei blacksters, ma di chi ama il metal, quello vero, quello suonato con la testa e con il cuore,con maestranza,tecnica e sacrificio e gli Immortal questo lo hanno sempre fatto fino al,purtroppo loro ultimo “Sons Of Northern Darkness”,rimanendo comunque sempre fedeli alla nera fiamma…E’ fine estate ma dopo aver ascoltato quest’album,sarà come stare Nel Cuore Dell' Inverno...

Voto: 98/100. Recensito da Cadavere   il 23/08/2006

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