A Treacherous Ascension

Anno
2007 (Febbraio)
Tracklist
1.The End of Laughter 12:15
2.Discidium 09:44
3.Ephemeral Cure 13:33
4.Once Supreme 12:29
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Voto:
70/100
Longing For Dawn è un gruppo canadese che propone un funeral doom metal abbinato ad un tappeto di tastiere, sintetizzatori ed effetti elettronici, i quali producono un sostrato musicale costante, anzi predominante visto che sono le chitarre e la sezione ritmica ad alternare pause a momenti “pieni”.
Il gruppo riesce a curare sufficientemente bene sia la parte testuale che quella grafica: la copertina di A Tracherous Ascension è particolare, un paesaggio nuvoloso decorato con colori innaturali per il soggetto.
Musicalmente, le ritmiche di chitarra, basso e batteria sono ridotte ai minimi termini. Forse la chitarra ritmica svolge una funzione ancor più minimale degli altri strumenti, visto che per tutta la durata del disco non offre che progressioni armoniche con intervalli di semitoni. E' un' impalcatura minima, che serve come punto d' appoggio per la chitarra solista, minimali anch' essi e spesso impostati su movimenti sincopati.
Quindi in definitiva, lo strumento principale è la tastiera, o sintetizzatore, che ammanta le quattro composizioni qui racchiuse di un mantello che sa cambiare pelle ad ogni brano (anche se non si tratta certamente di mutazioni palesi), vanificando quindi la possibilità, tramite il minimale lavoro chitarristico, di rendere i quattro brani completamente identici.
The End Of Laughter è il brano più “vivace”, con i ritmi meno lenti, scanditi dalla batteria. I sintetizzatori sono dei mantra, e accompagnati da suoni come rintocchi di campane, danno l' impressione di preghiere recitate in qualche sperduto monastero tibetano ad alta quota.
E' una canzone nel complesso abbastanza leggera per lo standard del genere, perchè l' atmosfera in realtà non è per niente angosciante, specialmente nella seconda metà della canzone, in cui anche la chitarra solista, con uno dei suoi giri più elaborati (e migliori) stempera la sensazione di soffocamento.
Discidium invece parte cupissima e lentissima, ed è probabilmente, per quanto riguarda i tempi, il prototipo del brano funeral doom. Gli accordi e i fraseggi più melodici, i rintocchi di ride di batteria sono davvero angoscianti, i sintetizzatori qua sono suoni che lacerano la carne per scavare direttamente un abisso percettivo nell' anima dell' ascoltatore. Come essere sospesi nel vuoto, e vedere tutto nero, in qualsiasi direzione si guardi, e un vento sibilante e freddo come contorno. Per metà brano, perchè nella seconda metà, esattamente come nella prima canzone, subentra un cambiamento, e la tastiera si fa davvero tale; senza rinnegare il minimalismo tipico dell' album apre una parentesi di disperata rassegnazione, epica nei tratti musicali. Forse il momento più toccante di tutto l' album. Il finale è drammatico, i tocchi di batteria di fanno dilatatissimi, e in mezzo si inseriscono accordi di chitarra violentissimi, e soprattutto, ancora una volta, il sintetizzatore, che si incunea fra gli strumenti, come un serpente, inasprendo la sensazione di angoscia di cui prima.
Ephemeral Cure è il classico brano meno riuscito. I sintetizzatori qui sono ululati di dolore di anime dannate, che percorrono lande ghiacciate; perlomeno quando subentrano le chitarre, qui prive di ulteriori e reali elementi di affiancamento. Forse il gruppo intendeva qui ribadire quanto il funeral doom fosse una componente importante, ma il risultato è povero, scarno. In generale, con questo brano si comincia ad avvertire il peso del genere proposto, e l' inevitabile ripetitività comincia generare noia. Fortunatamente (e per la terza volta) la seconda parte del brano è superiore. Se la prima è la rappresentazione del viaggio senza ritorno, qui una flebile speranza sembra intravvedersi tra le pieghe musicali; anche se l' illusione è macinata dall' opprimente finale.
Once Supreme comincia in maniera diversa, con un arpeggio di chitarra e tastiera, un intreccio in cui si insinua una lancinante solista. Soluzione interessante, come anche il feeling oscuro che impernia la canzone, differenziandola leggermente rispetto alle altre. E con un finale quasi pacato nella sua compostezza.
Fortunatamente il disco termina qui; disco fortunatamente perchè si tratta, per l' appunto, di un album funeral doom, senza variazioni evidenti, e di assimilazione non facile, non per la natura complessa del disco, ma proprio per il suo minimalismo imperante e sfiancante.

Nel complesso comunque, sempre un buon album.
Mythycal