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Musica -> Black Metal -> Funeral Mist -> Salvation
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Band: Funeral Mist Disco: Salvation Anno: 2003 Tracklist:
1. Agnus Déi 04:33
2. Breathing Wounds 04:32
3. Holy Poison 05:32
4. Sun of Hope 05:24
5. Perdition's Light 04:37
6. Across the Qliphoth 06:06
7. Realm of Plagues 05:58
8. Circle of Eyes 12:46
9. Bread to Stone 03:48
10. In Manus Tuas 12:27
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Probabilmente Salvation rappresenta l' ultima tappa nel percorso oltranzista del black metal.
Non accade spesso che un gruppo black (anche se poi, naturalmente, il discorso può essere esteso, e va esteso, ad ogni gruppo musicale di qualunque genere) riesca a portare al pieno compimento formale e sostanziale questo genere; ma accade ancor più raramente, al punto da costituire quasi un avvenimento unico, che ci sia qualcuno in grado di spingere le caratteristiche del suddetto genere in modo tale da rappresentare, per certi aspetti, un modello e al tempo stesso un limite invalicabile e insuperabile.
Musicalmente e testualmente i Funeral Mist sono un gruppo black a tutti gli effetti.
Per entrambe le componenti, comunque, occorre effettuare le dovute considerazioni.
I testi, partoriti totalmente dalla mente di Arioch (ad eccezione di Across The Qliphoth e In Manus Tuas) fanno sì che il disco e di conseguenza il gruppo rientri nel filone del cosiddetto “religious black metal”, e nel caso tale definizione risulti valida Salvation è il disco che certifica definitivamente tale movimento.
La blasfemia raggiune qui uno dei suoi massimi apici, in dieci litanie che prendono a piene mani tutto ciò che costituisce il nerbo della religione cristiana, per capovolgerne strutture stilistiche e intenti formativi e realizzare un' ode di glorificazione alla metà oscura ed indesiderata della creazione.
Interventi in latino, frasi riportate dalla Bibbia, estratti da messe cantate, immagini di una tale complessità concettuale, anche lirica (anche se non ai livelli dei Deathspell Omega) da risultare di difficile comprensione ed assimilazione arricchiscono e (s)consacrano l' album conferendogli un alone di malignità ricercata ed intellettuale ma anche un valore letterario tale da scavare un solco fra Salvation e migliaia di altri dischi.
Copertina e booklet rappresentano sono l' ideale complemento del versante lirico. La prima, un Cristo morente, e al posto dei due ladroni due bambini ugualmente crocefissi e orrendamente deformi e/o mutilati; il secondo, colmo di immagini tetre, angoscianti ed enigmatiche, come la Morte, altri bambini mutilati, e come cornice del tutto, la frase, in fondo al libretto :”Benedictus Qui Venit In Nomine Domine” (“Benedetto Chi Viene Nel Nome Del Signore”). Impossibile che i Deathspell Omega non siano stati pesantemente influenzati da una tale proposta estrema.
Musicalmente i Funeral Mist sono andati ben oltre la soglia della blasfemia. Salvation è l' opera magna di annichilimento, una devastazione da cui neppure il black metal si salva, un' Apocalisse sonora che si placa solo nel momento in cui tutto vive l' antitesi della creazione, senza lasciare nulla che possa infondere nuova vita. Anche qui i Funeral Mist stabiliscono le distanze fra sé e le centinaia di altri gruppi gravitanti attorno a quest' area sonora e che hanno raggiunto risultati a confronto molto più modesti; a volte l' annichilimento raggiunge il parossismo vero e proprio, in alcuni frangenti i livelli di violenza sono tali da che non si riesce a sentire cosa il gruppo sta suonando.
La perizia tecnica della band è superiore rispetto alla media del genere, sfruttata nel migliore dei modi (ma non sempre purtroppo) per creare una forma di black che, pur risultando nettamente canonica, riesce ad evitare per buona parte le solite strutture: le canzoni sono più complesse e più intricate (con una media di 5-6 riff ciascuna); gli stessi riff son più elaborati, sono arcigni, scarnificanti, gli accordi in essi contenuti si susseguono a rapida velocità, in un vortice che sembra non lasciare via d' uscita; gli stessi riff, che vengono suonati su toni diversi, valorizzati mediante il ricorso a molteplici variazioni...
La matrice black si sposa ad una componente death, che si evince prima di tutto in certi passaggi, nella doppia ritmica a sostegno di quella principale e consistente in brevi e rapidi accordi enfatizzati dai piatti, nonché negli assoli totalmente rumoristici ma non senza logica (tutto questo esemplificato al massimo nella seconda Breathing Wounds).
Sempre nel settore prettamente tecnico, la prestazione del drummer Necromorbus è superlativa (anche se non priva di pecche): non ha niente da invidiare a colleghi quali Matte Modin, Hellhammer o Frost, sia per la tecnica in sé che per fantasia e creatività. Si avverte ben presto il possesso completo dei meccanismi del blast-beat, visto che Necromorbus è in grado di suonarli a diverse velocità, e lo stesso dicasi per le rullate, suonate ad altissima velocità. Un drummer alquanto sottovalutato!
Come maiuscola è la performance vocale di Arioch (impegnato come cantante oltre che come chitarrista e bassista): la sua voce è evidentemente effettata, ma già di suo sarebbe da elogiare. Non è il classico scream, è molto più brutale (anche se non arriviamo ai livelli di un growl vero e proprio), ma è piuttosto una via di mezzo fra scream e growl dai risultati a tratti entusiastici. Non solo questo: parti in pulito, con voce distorta in altro modo, sussurrata, insomma non si può dire che l' inventiva e il modo ardito di interpretare ogni passaggio manchi a questo cantante!
La produzione è encomiabile, e dovrebbe essere presa ad esempio da tutte le band che si prefiggono i medesimi risultati. Certamente l' aver registrato il disco negli studi di proprietà dello stesso Necromorbus e aver avuto quindi maggior libertà nel missaggio e nella produzione complessiva hanno giovato: il muro di suono edificato dalle chitarre e dalla batteria (lasciando stare il basso che è in pratica inesistente, e comunque non cambia minimamente il risultato finale) è praticamente impenetrabile, persino nei frangenti più lenti nulla può sfondarlo. Non si tratta, comunque, di un disco esclusivamente incentrato sulla velocità: non mancano passaggi più ragionati ma ugualmente temibili, e proprio da questi trapela la classe della band, che fa uso di una furia appunto controllata e per questo più letale di quella genuina ma anche “ingenua” di altri gruppi.
A parte il basso, come già detto, i suoni di chitarra e batteria sono grandiosi, il rullante è indiscutibilmente perfetto, potente senza essere squillante come una pentola, e i restanti tamburi, fragorosi ma non caotici.
Elencate le caratteristiche positive, occorre però anche rimarcare che l' album è tutt' altro che privo di difetti. Quelle stesse soluzioni ritmiche che consentono alla band di fregiarsi di un sound più personale si ritorcono contro ai suoi artefici, vista la ripetitività con cui vengono presentate, dando anche l' impressione che i Funeral Mist volessero ricorrere in tali casi a soluzioni di ripiego senza rischiare più di tanto.
Due le canzoni penalizzate: Sun Of Hope e Realm Of Plagues, il paradigma dell' immobilità artistica contestualizzata all' interno dell' album, praticamente due riempitivi se non fosse per le parti corali che rappresentano l' unico e vero elemento per cui vale la pena ascoltare questi due brani. In Sun Of Hope un canto da messa solenne dà l' avvio e pone la conclusione della canzone (in realtà la seconda parte riprende pari pari la prima, solo in una versione più estesa); canto maestoso adatto ad un evento ugualmente gradioso, come la Crocefissione, potrebbe essere indicato in effetti per una scena del genere in un film religioso.
Nel secondo brano il canto si limita ad introdurlo, questa volta l' atmosfera creata è più pacata e relativamente serena, più vicino ad un canto gregoriano vero e proprio.
Agnus Dei, come buona parte del repertorio del disco, inizia con un lungo sample dominato da suoni che facilmente evocano immagini di morte e devastazione: urla, strepiti, bombe che esplodono, vetri spezzati, finchè a 1' 17'' inizia il brano vero e proprio, che definisce le coordinate stilistiche entro cui si muove l' album. L' inizio è in sordina, la ritmica è statica, e la sola batteria tiene il tempo. Poi si sente uno slide e il volume aumenta sensibilmente, ed ecco il primo vero riff, su cui si staglia la voce possente di Arioch. Poi la ritmica si spezza bruscamente e subentra un passaggio in cui la chitarra suona in rapida alternanza semitoni. Dopo la ripresa del passaggio statico d' apertura la canzone si evolve in ritmi più lenti, ma sempre potenti. E' a questo punto che interviene invece il riff più classicamente black metal della canzone (e che interverrà in quasi tutte le canzoni), un riff anomalo che non ci si spiega data la bellezza della canzone basata proprio su un uso diverso e personale delle ritmiche black..
La chiusura brusca lascia spazio ad un altro sample, più “pacato” ma intriso di angoscia per l' atmosfera plumbea e il latrato dei cani. Breathing Wounds è la canzone più vicina al death: per la ritmica nervosa e serrata e per un breve assolo cacofonico, ma a ristabilire le distanze sopraggiunge un maestoso riff, due ali di diavolo che si spiegano, suonato prima a massima velocità e poi con un rallentamento di batteria che imprime una sensazione d' inquietudine. I quattro riff della canzone vengono ripetuti tutti per due volte, mentre il primo per una terza volta, in modo da consentire una coda impostata su qualche isolata e disturbante nota di chitarra che sfuma pian piano in Holy Poison, una delle tre “highlight” del disco. L' attacco è impressionante, una dimostrazione di forza come ce ne sono poche. Una breve pausa, in cui Arioch canta con fare malefico “Shine through me Satan, yes, live now through this tool of yours” e poi la ripresa. L' evoluzione della canzone offre interessanti spunti: prima un riff in cui Necromorbus inserisce fulminee rullate a non finire, in seguito il primo ritornello, un mid – tempo saggiamente impostato in tal modo; la canzone riprende poi da capo, ma questa volta senza ricorrere a folli velocità: lo stesso riff è suonato dalla batteria in maniera più lenta, e sfocia nel ritornello vero e proprio; segue un frangente dal vago odore “progressive”, visto il modo libero in cui sono strutturati gli accordi, che pertanto non seguono uno schema fisso e ripetuto. Di nuovo l' attacco iniziale a cui fa seguito questa volta il ritornello, seguito dal primo, in cui Necromorbus dimostra tutta la sua abilità, suonando rullate a colpi congiunti il cui numero aumenta costantemente di uno (ovvero, inizia con due colpi, poi tre, quattro, fino ad arrivare a nove), e questo senza perdere la concentrazione, cosa poi che sarebbe potuta facilmente accadere dato che questo espediente lo porta fuori tempo.
Qui si conclude la prima parte del disco.
La seconda prende avvio con la già descritta Sun Of Hope, che con un gorgeggio di Arioch lascia spazio a Perdition' s Light (due canzoni cui titoli sono disposti in modo tale da formare un chiasmo), forse la perla nascosta del disco, perchè sovrastata da altre composizioni ugualmente grandiose ma più terrificanti. Come inizio in realtà non promette nulla di che: attacco brutale ma non particolare ispirato, eccezion fatta per i pattern batteristici. E' però la seconda parte a destare interesse, quando i ritmi si bloccano per un istante per ripartire a tutta velocità con un riff impostato su uno slide, e poi quella che è una delle poche parti atmosferiche del disco, in cui emerge forse qualche brandello di melodia. Arioch e Nachash intrecciano le loro chitarre, creando due partiture complementari l' una all' altra. E' la ferocia che torna prepotente, e paradossalmente nel riff lento che apre ad una serie di dissonanze che permettono alla canzone di riprendere la struttura fin qua esposta.
Ma se c' è una canzone che da sola vale l' intero album, questa è Across the Qliphoth. E' una canzone molto più che magistrale, è semplicemente PERFETTA, senza un solo punto debole, a parte qualche strofa cantata in cui Arioch va quasi fuori tempo (o lo fa apposta?).
Il riff dominante, con hammer-on e pull-off, i passaggi strumentali intrisi di massima potenza pur senza ricorrere alla consueta malignità, il ritornello in cui la furia raggiunge l' apice, con Arioch che canta quasi a squarciagola (e non dà l' impressione di affaticarsi) e Necromorbus e spinge al massimo sull' accelleratore senza sbavare una nota, i rallentamenti, e il riff che inizia a 4' 13'', uno dei passaggi più sconvolgenti che siano mai stati scritti, pregno di un' epicità rabbrividente; se in Breathing Wounds le due ali di diavolo comparivano, qui è l' essenza del male impersonificata che sorge impetuosa in tutto il suo splendore. E qui Necromorbus dà il massimo, con pattern che trasudano quasi il genio pur non essendo nulla di eccezionalmente tecnico, ma quegli intrecci fra rullante, doppio pedale e tom sono ineguagliabili.
Un gorgeggio apriva Perdition Light's, e così un gargarismo per Realm Of Plagues, su cui possono essere spese le stesse parole di Sun Of Hope.
Fa storia a sé Circle Of Eyes... una canzone di oltre 10 minuti, costruita praticamente con tre riff, di cui uno dominante e ripetitivo, altri due, lenti, che però fanno da corollario (molto bello comunque il secondo di questi due, chitarra da sola senza altri strumenti) e poche altre variazioni.
Ma ascoltare questa canzone è come addentrarsi in catacombe, dalle cui fessure penetra il vento: i cori gregoriani che qui compaiono in tutto la loro tetra gloria, spaventosi e dall' aura satanica se accompagnati dalla giusta musica per suscitare questo loro lato nascosto.
L' ultima sezione del disco comprende prima Bread To Stone, che può vantarsi del riff d' apertura più inutile del reprtorio, ma fortunatamente il resto offre molto di più. Non è una delle canzoni migliori e difficilmente di farà ricordare, ma se non altro è ottima la cavalcata finale.
Il finale ricalca quello di Breathing Wounds, e proprio come Holy Poison inizia In Manus Tuas... canzone interamente scritta in latino, una delle più violente, si fregia di un contrasto fra velocità e violenza e rallentamenti tenebrosi. E' anche la canzone più intricata. Il riff iniziale viene doppiata su più toni, mentre nella ripresa successiva spezzato da ben tre riff differenti (per quanto uno ricordi questo stesso passaggio), e il risultato sono due ritornelli differenti. In apparenza un' altra canzone titanica da oltre 10 minuti, ma in realtà buona metà è costituita da una sinistra melodia di archi.
Conclusa l' analisi, resta da ribadire che in diversi frangenti i Funeral Mist avrebbero potuto rischiare molto di più invece di ricorrere a riff ultrascontati o a rullate alquanto banali.
Ciononostante il valore dell' opera in sé resta immutato.
Il Diavolo raramente è stato servito meglio!
Voto: 80/100. Recensito da Mythycal il 07/05/2008 Nefas (N/D)
12-11-05 16:24 Voto: 8 | Davvero un prodotto accettabile.
Non proccupatevi,niente a che vedere con i mostri sacri(o non sacri? )del genere,ma un modesto album,dato alle stampe da una modesta formazione.
Ho ascoltato quest'album perchè non ricordo su qual giornale lessi,che la prestazione di Mortuus Arioch con i Funeral Mist,ma soprattutto in questo Salvation era stata a dir poco eccezionale.
Giusto,anzi,giustissimo.Per quanto riguarda il prodotto offerto da questo gruppo,si tratta di semplice ed incontaminato black metal,dedito alla distruzione sonora.Il punto più bello dell'album a mio avviso è Across The Qliphoth,un vero e proprio capolavoro,dove la voce di Mortuus è davvero eccezionale.E' proprio questo il punto forte dell'album..La voce..Un misto tra growl e screaming,ossessivo e davvero molto potente..
Bell'album,ed onore a Mortuus | | Status:Utente Località: Sesso:Metallaro | Fallen Angel Of Doom (N/D)

22-06-06 18:22 Voto: 10 | Un altro gruppo validissimo dalla svezia. ___________ No post, no nu, no folk, no emo, no gothic, no melodic. Keep metal clean! | | Status:Utente Località:Ferrara Sesso:Metallaro | Hell Patrol (N/D)

21-07-06 15:21 Voto: 10 | Il disco più blasfemo che abbia mai sentito...un vero macello...HAIL!! | | Status:Utente Località:Treviso Sesso:Metallaro | God Hate Me (N/D)

25-09-06 02:01 Voto: 9 | Bellissimo album! La voce del cantante è particolarmete agghiacciante! ___________ God Hate Me è un nick di me### scelto quasi a caso. Se dovete chiamarmi in qualche modo chiamatemi "Master" ...o non chiamatemi proprio! | | Status:Utente Località:Trieste Sesso:Metallaro | autopsy666 (N/D)

15-10-06 16:10 Voto: 9 | Bello bello...molto veloce e violento... | | Status:Redattore Località: Sesso: | matte modin (N/D)

10-04-07 13:12 Voto: 10 | Il loro miglior album in assoluto.
Il cantante è un demone. ___________ matte modin.
Se odiate i truzzi, bruciate le diskoteche in nome del metal | | Status:Utente Località:Torino Sesso:Metallaro | born to grind (N/D)

11-09-07 17:56 Voto: 8 | Indubbiamente l'album più distruttivo che abbia mai ascoltato. ___________ Proud member of Iced Tears' Vegan Club ©
POST-MORTEM LIBERO, NO ALLE MAFIETTE RUSSE! | | Status:Recensore Località:Rieti Sesso:Metallaro | Nacht (N/D)

29-10-07 19:40 Voto: 9 | Porca troia che album! velocissimo e violento! grandi! ___________ "...Se uno non è disposto a correre qualche rischio per le proprie idee, o le sue idee non valgono niente, o non vale niente lui..." | | Status:Utente Località:Pesaro Sesso:Metallaro | DelemnO (N/D)

18-11-07 21:36 Voto: 10 | Un perfetto esempio di religious black metal.Un cd favoloso,malvagio e profondo. ___________ .:.Carmen Et Terror.:. | | Status:Utente Località:Rimini Sesso:Metallara | Lief (N/D)

11-04-08 10:47 Voto: 8 | non sarà il mio genere ma questo album mi piace parecchio ___________
Ivol sullo scream di Laiho ha detto: ma pure quello di gigi d'alessio è meglio
meglio fringuello che panda
(ok, sono un po' panda anche io ) | | Status:Utente Località:Latina Sesso:Metallaro | Mythycal (N/D)

07-05-08 22:16 Voto: 10 | Nefas ha detto: Non proccupatevi,niente a che vedere con i mostri sacri(o non sacri? )del genere,ma un modesto album,dato alle stampe da una modesta formazione.
Sì, e io sono mia nonna.
Questa è la dimostrazione che perlomeno qua in Italia bisogna continuare a leccare il culo ai soliti nomi noti a oltranza, anche quando è fin troppo evidente che i gruppi minori di fama surclassano tutto il resto.
Una modesta formazione questa?
Già tecnicamente è superiore a tante altre
Un modesto album questo?
Ma se fosseri tutti così gli album, il black sarebbe IL genere musicale per eccellenza; se fossero tutti così ben strutturati, così devastanti, così ben scritti.
Può piacere o meno, questo è ovvio, ma provate un pò voi a fare un album del genere e raggiungere anche solo la metà di quello che è stato ottenuto qui, e poi tornate pure a trastullarvi con i soliti nomi.
Quello che devo dire di questo disco, l' ho espresso con la recensione | | Status:Traduttore Località:Pesaro Sesso:Metallaro | BloodyMary (N/D)
08-05-08 13:09 Voto: 7 | Discreto e ripetitivo | | Status:Traduttrice Località: Sesso:Metallara | claustrofobia (N/D)
08-05-08 18:56 Voto: 8 | concordo con mythical...i funeral mist sono un gruppo importantissimo e questa troppa fiducia nei confronti del "black" mainstream è veramente indice di ignoranza e poseraggine... ___________ vedo una croce reversa
cosa faccio?
non posso far altro che sputare su un simbolo satanico
profanarlo, distruggerlo
abbattere la distruzione satanica
nessuna pietà, nessun ritegno davanti a questa sporcizia | | Status:Utente Località:Roma Sesso:Metallaro | Lamby (N/D)
09-05-08 20:40 Voto: 10 | Effettivamente è un grande gruppo e il cantante è uno dei migliori nel black metal. MORTUUS 4EVER!!! è il mio idolo. album molto bello. raramente si sente un album cosi. io li paragonerei ai mostri sacri bravi 10. | | Status:Utente Località:Brescia Sesso:Metallaro |
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