Iced Tears - CD Metal -  Among The Living
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Musica -> Thrash Metal -> Anthrax -> Among the Living
Anthrax -  Among the Living (cd cover)
Disco preferito da 87 utenti
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Band:Anthrax
Disco: Among the Living
Anno:1987
Tracklist:
1. Among the Living
2. Caught in a Mosh
3. I am the Law
4. Efilnikufesin(N.F.L)
5. Skeleton in the Closet
6. Indians
7. One World
8. A.D.I./Horror of it All
9. Imitation of Life
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Additato dalla maggiorparte dei fans della band come il loro disco migliore, "Among the Living" si segnala anzitutto per la sezione ritmica, che è sicuramente il punto di maggior forza dell'album. Benante mena fendenti a tutto spiano, facendo frullare la doppia cassa in modo davvero egregio, mentre il lavoro di Ian alla ritmica è semplicemente fantastico, di una precisione e velocità uniche. Vale la pena anche rimarcare la spettacolare voce di Belladonna, che riesce a prendere benissimo le misure alla sua inclinazione alla melodia, proponendo un'influenza rap davvero innovativa e vivace, senza mai (e sottolineo MAI) cadere nel ridicolo, anzi. Un pò in sordina invece mi pare che passi il lavoro di Bello (che comunque riesce a sostituire alla grande il suo illustre predecessore Dal Lillker) e di Spitz. I soli di quest’ultimo in particolare sono si di ottima fattura, ma a mio avviso non hanno quella spinta propulsiva che avrebbe potuto dare alle traccie quella marcia in più che le avrebbe rese semplicemente perfette. Sono indiscutibilmente inni da moshpit, ma talvolta tendono un po’ a perdersi nella sofisticatezza. Mi pare inoltre doveroso ricordare l’influenza hardcore che permea l’opera tutta, in modo particolare le tracce iniziali. Non deve mancare infine una grossa nota d’elogio per i testi, sempre decisamente intelligenti, lunghi e curati.

L’album si apre con la title-track, brano ispirato al famosissimo romanzo di Stephen King “The Stand” (tradotto in italiano con “L’Ombra dello Scorpione”), in cui l’intera popolazione mondiale viene sterminata da un’arma biologica (un virus chiamato in gergo “Captain Trip”, richiamato nella canzone). I pochi sopravvissuti all’olocausto virale si organizzano in due fazioni contrapposte, una a stampo democratico (chiamata “Il Bene”), l’altra impostata sulla tirannide violenta (“Il Male”). Quando queste due fazioni vengono a sapere dell’esistenza dell’altra, sentono immediatamente in pericolo la propria sopravvivenza e si gettano in una lotta all’ultimo sangue, segno inequivocabile della mancanza di poter apprendere dai propri errori da parte dell’uomo. La traccia in questione è tuttavia in contrasto col tono apocalittico del suo messaggio: presenta infatti un tono ilare e vivace, come un po’ tutte le altre composizioni del resto. Segue “Caught in a Mosh”, canzone che più di tutte a mio avviso mostra una spiccata influenza hard-core. I riff snelli e rapidi di Scott accompagnano in modo davvero eccellente il sostenuto ritmo di batteria. Segue un brano davvero paricolare, “I Am the Law”, ispirato al celebre personaggio da fumetto Judge Dredd, un micidiale agente di polizia del futuro che non lascia scampo ai criminali imponendo la giustizia a tutti i costi. La traccia presenta una prima parte lenta e melodica, per poi esplodere nella seconda metà con uno strepitoso e velocissimo riff thrash vecchio stampo, che porta il brano alla frenetica conclusione. Successivamente, troviamo una altro brano con evidenti influenze hard-core, Efinilkufesin (N.F.L.), che tratta dell’uso e abuso di droga da parte dei giovani, ovviamene condannandolo come qualcosa che porta verso l’autodistruzione. Dal punto di vista prettamente musicale invece, la traccia seguente, “A Skeleton in the Closet”, è simile alla precedente, anche se forse presenta una maggiore propensione melodica nei ritornelli. Qui invece si parla in generale dei segreti vergognosi (come ad esempio quello dell’Olocausto nazista,i cui sostenitori sono descritti come marionette manipolate da ideologie più grandi di loro) che la gente preferisce tenere nascosti, come gli scheletri nell’armadio, andando avanti facendo finta di niente. La canzone successiva, eloquente già del titolo, “Indians”, ci parla dell’immane tragedia degli indiani d’America, massacrati e confinati nelle riserve dai colonizzatori occidentali, il cui inumano comportamento gli Anthrax ovviamente condannano senza indecisioni. Impossibile poi non ricordare il coinvolgente video che è stato tratto dalla traccia in questione, a testimonianza della sua importanza nell’economia dell’album, riuscendo a mescolare sapientemente ritmi oltranzisti ad una linea melodica di tutto rispetto. Segue un altro brano thrash ultraspinto, “One World”, un po’ più minimale rispetto gli altri, ma di sicuro impatto, che si scaglia contro la violenza razzista e ignorante. In ottava posizione troviamo invece la traccia più strutturata dell’album, “A.D.I. / Horror of It All”. Dopo la gentile schitarrata acustica il brano (un decadente flusso di coscienza riguardante gli orrori che la vita propone a tutti noi) prosegue più o meno sulla falsariga di “I Am the Law”, con una prima parte melodica e una seconda decisamente più vivace, a tratti davvero irresistibile nel suo parossismo, quando un arrembante riff spiegato a tutta birra apre l’energico finale. Ottimo preludio per quella che ritengo essere la traccia più bella dell’album, nonché una delle più belle composizioni nella storia del thrash metal: sto parlando della ferale “Imitation of Life”, brano in cui esplode tutta la furia iconoclasta del gruppo. E’ una frenetica invettiva contro tutto ciò che nel mondo appare falso, imitazione della vita, per l’appunto: posers, volgari costruttori di mode, mass-media etc. etc.. E’ assolutamente impossibile resistere all’immane carico adrenalinico che trasmette questa canzone: uno dei più veloci e bei riff nella storia del thrash metal accompagna in modo assolutamente eccelso il forsennato ritmo di batteria, rendendo il brano un must assoluto per un po’ di “sano” moshpit spaccaossa. Da rimarcare per l’ennesima volta inoltre la a dir poco superba performance vocale di Belladonna, che riesce a coniugare perfettamente melodia e acuti perforatimpani.

In definitiva, “Among the Living” si configura come un immortale classico del Thrash Metal, nonché miglior album dell’intera produzione Anthrax,, che ovviamente non potrà più riproporre qualcosa di simile, anche per colpa del successivo smembramento di quella che era a mio avviso la miglior formazione nella storia del gruppo newyorkese. La storia del Thrash passa anche per questo potentissimo album quindi, che fece entrare di diritto gli Anthax nella ristretta cerchia dei “Magnifici Quattro” insieme a Slayer, Metallica e Megadeth. Nient’altro da aggiungere, se non la classica dicitura: “DA AVERE E DA VENERARE”.


Dedicated to Cliff

Voto: 95/100. Recensito da born to grind   il 16/01/2007

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