Iced Tears - CD Metal - 1184
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Windir - 1184 (cd cover) Disco preferito da 22 utenti.
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Band: Windir
Disco: 1184
Anno: 2001
Tracklist:
1. Todeswalzer
2. 1184
3. Dance Of Mortal Lust
4. The Spiritlord
5. Heidra
6. Destroy
7. Black New Age
8. Journey To The End
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Testi e Traduzioni Disponibili: Dance Of Mortal Lust, Destroy, The Spiritlord, Journey To The End, Todeswalzer, Black New Age

Vede l'uscita nell'ottobre del 2001 questo terzo full lenght dei norvegesi Windir guidati da Valfar e sebbene in questo album si siano aggiunti al gruppo Hvàll e i componenti della sua band Ulcus, Valfar mantiene il posto di leader del gruppo svolgendo ancora una mole di ruoli veramente notevole: programmazione, screams, fisarmonica, basso, chitarra e synth. la grafica del libretto è molto curata e rappresenta in copertina un quadro dell’artista romantico norvegese J.C.Dahl. Le lyrics sono scritte da Valfar e Hvàll in inglese a parte “1184” e “Heidra”, scritte in un antico dialetto norvegese detto “Saognamaol” tipico di Sogndal, paese nativo dei componenti del gruppo.
Il Cd si apre con la track “Todeswalzer” (parola di origine tedesca), intro veramente ottima che parte con una malinconica melodia fatta con il synth alla quale si attaccano quasi subito le chitarre con un riff veloce e aggressivo supportato dalla lodevole voce di Valfar. La batteria ha una linea agile ed è molto buono a mio avviso l’effetto che dà la doppia cassa che si insinua nel riff di chitarre iniziale, mentre le voci pulite (ad opera di Cosmocrator) contribuiscono a dare un aspetto imponente al tutto. Apprezzabili anche i cambi repentini di velocità che spezzano la track rendendola più varia. “Dance of Mortal Lust” e “The Spiritlord” partono entrambe abbastanza tirate, ma vari cambi di velocità portano a fasi melodiche accompagnate dalla voce pulita che creano una situazione energica e minacciosa ben riuscita nella sua specificità. “Heidra” ha un’ atteggiamento più ridondante e tende a ripetersi, ma conserva una buona dose di vigore, grazie anche agli egregi screams di Valfar, e verso la conclusione una martellante melodia ci accompagna verso “Destroy” che ha le cadenze di un inno di guerra con la pressante e feroce presenza della batteria unita agli immancabili intermezzi melodici in questa canzone veramente sorprendenti nella loro magnificenza, che creano un tripudio di sonorità contrastanti che raggiungono una maestosa sintonia e rendono questa canzone un altro incredibile esempio di quello che è lo stile windiriano. Ci avviciniamo ormai alla fine del Cd con la penultima song “Black New Age” che funge da tramite verso la conclusione dell’opera snodandosi da riff decisamente black ed aggressivi verso sonorità più quiete che ci introducono alla conclusiva “Journey To the End”. Quest’ultima track mostra una particolarità: mentre l’inizio segue il filo conduttore di tutto l’album e, come spesso accade nelle outro, tende a smorzare l’aggressività in favore di un epilogo volto più a creare un’atmosfera epico-maestosa, qui viene aggiunto anche una coda eseguita con synth e batteria piuttosto insipida che a mio avviso si stacca troppo da quello che era l’armonia dell’album e che tende inoltre a strascicarsi per troppo tempo posticipando in modo eccessivo la conclusione.
Concludendo quindi affermo che 1184 è l'album Windirniano per eccellenza, l'album della consacrazione che precederà Likferd, ultimo album per Valfar e per i stessi Windir.

Voto: 88/100. Recensito da Somnium   il 04/11/2006

Probabilmente 1184 è, assieme ad Arntor, il picco creativo dei Windir e di Valfar.
La materia musicale viene in parte rielaborata e proposta in maniera differente.
Una parte fondamentale dell’ opera verte sulle tastiere, che imprimono al disco una vena atmosfera ed evocativa. In tal senso risultano azzeccati anche i numerosi fraseggi e arpeggi di Strom alla chitarra solista, a sostegno delle ritmiche. Un contributo importante viene offerto da Cosmocrator (attivo anche in altre band come Mindgrinder, Source Of Tide ed altre ancora), ospite alla voce pulita, un intervento davvero incisivo data la sua timbrica potente ed epica.
A contrastare l’ indole melodica delle canzoni interviene lo scream lacerante di Valfar, che pur concentrandosi sul cantato fornisce a sua volta un contributo significativo durante la fase di songwriting. Naturalmente il suo apporto è molto più percepibile direttamente proprio attraverso la sua performance vocale: uno scream intenso, perforante come un trapano, e ciò lascia immaginare il lavoro svolto per arrivare a questo livello.

Le canzoni di 1184 attingono certamente dal black, di cui però vengono smussate tutte le asperità principali: poche dissonanze, ritmiche feroci sottolineate dal blast – beat ma spogliate di quel freddo, quella glacialità tipici del black. Invece l’ approccio è diverso: molto più impetuose, colpiscono per la fierezza e senso di orgoglio, punti di forza della musica dei Windir.
Come accennato prima, questa caratteristica viene controbilanciata da uno spiccato senso melodico. Questo viene enfatizzato dalla voce pulita, dalla chitarra solista (che pure non si lancia mai in assoli veri e propri, tranne in Spiritlord), sfruttata come ideale integrazione di quella ritmica, e dalla tastiera. L’ abbinamento fra queste tre componenti produce un risultato complessivo che stordisce nella sua bellezza.
La sezione ritmica è forse il punto dolente del disco: il lavoro svolto è tutt’ altro che scarso, ma specialmente la batteria non offre diversi spunti degni di nota. Gli interventi principali consistono nell’ uso combinato di crash e rullante, in rullate ordinarie e in un blast – beat che purtroppo dà l’ impressione di rallentare la velocità dei frangenti più veloci. Invece sui piatti il lavoro svolto è notevole, ben articolato, variegato e di una certa complessità.

Le canzoni possiedono inoltre un particolare gusto folkloristico. Specialmente la title – track si basa su un riff melodico che riprende evidentemente la tradizione folkloristica scandinava; senza contare poi gli interventi di fisarmonica, ad opera dello stesso Valfar, in 1184 e Destroy.

Si possono suddividere i brani in gruppi, a seconda della loro struttura.
Anzitutto le canzoni che aprono il disco, Todeswalzer e 1184. Queste mostrano chiaramente l’ uso particolare che i Windir fanno della chitarra solista, sfruttata come se fosse una ritmica mediante l’ utilizzo di fraseggi. La tastiera è in particolare evidenza, tratteggia note con una delicatezza particolarissima, come se fossero i soffusi tratti di un pennello sulla tela.
La chitarra ritmica viene limitata a pochi interventi, ma torna prepotentemente alla ribalta nelle successive Dance Of Mortal Lust e Spiritlord. Qui infatti è proprio la chitarra ritmica a dettare legge, con ritmiche impetuose e battagliere e che traggono maggiormente spunto dal black. Nella parte finale entrambe le canzoni concedono uno spazio alla tastiera per aperture atmosferiche, prima di una repentina ripartenza (in Dance Of Mortal Lust) oppure di una breve cavalcata finale, sfruttando i power – chords (in Spiritlord). Queste due canzoni in parte si distinguono perché la prima parte aggressiva ma man mano che i minuti procedono diventa sempre più cupa, mentre la seguente conserva complessivamente un mood più omogeneo.
Anche Destroy può rientrate in questa “categoria” all’ interno di 1184. L’ attacco è solenne, marziale e terribile; segue una furiosa partitura quasi subito smorzata da un giro tastieristico dai suoni simili agli strumenti a fiato di un’ orchestra sinfonica, danzante nei movimenti. Nel ritornello la chitarra solista offre dei giri più “malati” ed imprevedibili. La sezione centrale è affidata ad un’ impennata ritmica veramente terribile che sfocia poi in una breve cavalcata thrash; la quale a sua volta lascia spazio ai duetti tra fisarmonica e tastiera.
Heidra è una canzone composta da due parti: la prima, quella più vicina a certo black che vede però anche la riproposizione non altrettanto convincente delle strutture e delle caratteristiche musicali già presentate nei brani precedenti; ma che, nella seconda parte, vanta forse quello che è il passaggio melodico – atmosferico – evocativo più bello dell’ intero album, con un intreccio fra chitarra solista, tastiera e voce pulita da brividi.
Discorso analogo si può fare per Black New Age.
Ed infine, Journey To The End. Questa forse è una delle canzoni più belle e sconvolgenti che siano mai state scritte, è tutto perfetto, ogni singolo elemento combacia con gli altri creando in poco più di tre minuti qualcosa che rasenta la trascendenza. Nei restanti 6 minuti Valfar dà libero sfogo ad esperimenti di musica elettronica.

In sostanza 1184 è non solo, come già detto, uno dei picchi creativi dei Windir ma dell’ intero movimento viking, un oggetto da possedere per tutti gli amanti di questa musica.


Voto: 84/100. Recensito da Mythycal   il 10/03/2008

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