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Nel 1985, 4 giovanissimi inglesi fondano i Carcass, e registrano presto un primo Demo: La permanenza del cantante sarà breve. Fino al 1987.Nel 1988 registreranno, infatti, senza di lui il primo album. Alla voce si dedicherà d'ora in poi, e per sempre in futuro, il bassita Jeff Walker ed, per alcuni album in parte, il chitarrista Bill Steer. Nell'album una lunga serie di corte e cortissime "canzoni", con suoni molto rozzi e pesanti, distorti e spesso sconclusionati, veloci e a scatti (del batterista Ken Owen), di qualità audio non eccelsa, e con grida lancinanti e graffianti, di Walker, e gutturali, di Steer. I testi, a cui partecipano tutti e tre, sono splatter/gore estremo, quindi sanguinolenti e repellenti, trattano di morte, cadaveri, mutilazione, gravi malattie veneree allo stato terminale e la loro esplicita e fisiologica descrizione... Tutte queste innovazioni portano di fatto alla nascita del grindcore, un sottogenere del death metal che fino ad allora era stato fondato e portato avanti dai Death di Chuck Schuldiner e che, almeno nei primi album, era musicalmente una sorta di heavy metal con testi influenzati in toto dalle narrazioni dei classici, quindi in forma moderata, horror della letteratura e della cinematografia (in particolare sul soggetto degli zombi). Tornando ai Carcass, il primo album non lascia adito a dubbi, quando al suo contenuto, già dal titolo e dalla copertina... Nel 1989, quindi solo l'anno seguente, i tre registrano il secondo album. E sta volta, la musica cambia. Pur mantenendo le tematiche del primo album, e le innovazioni sonore, questo può essere definito uno dei più belli album death metal/grind, forse il primo bellissimo album del genere. Le canzoni sono di meno, ma durano di più. Hanno una costruzione più tradizionale, a differenza della mera sequenza di strepiti e suoni martellanti di prima. Ottimi duetti vocali si alternano ai riff pesanti ed agli assoli acuti di Steer, che registrerà due parti diverse di chitarra in ogni canzone. Lo stesso titolo dell'album lascia intuire la svolta che, dal precedente rumorismo, va decisamente verso il musicale: Nel 1991 esce il terzo album, il più bello ed il più emblematico del gruppo. Un cult, quasi filosofico, decisamente sognante, grottesco e surreale, oltre che musicalmente ancora più raffinato, sempre orrorifico e con testi meno splatter, ma pieni di riferimenti a termini medici (Owen se ne occupava per studio). L'operazione seconda-chitarra è stata perfetta: l'album è meno brutale dei predecenti, ed ha assoli anche melodici che si alternano tra i due chitarristi. Verranno girati anche i video di due delle canzoni. Il concept dell'album è il procedimento dell'autopsia, e l'ambiente dell'obitorio Nel 1995, prima registrare il nuovo album, Amott lascia il gruppo (fonderà in seguito gli Arch enemy i quali si ispireranno, con risultati non certo eccelsi ed originali, al precedente 'Heartwork'). A sostituirlo alla chitarra, e promosso a pieni voti(!), ci sarà Carlos Regadas. Visto il successo del quarto album, I Carcass avevano cercato lungamente il contratto con una major discografica (la Columbia). Ma alla fine non se ne fece nulla, ed il quinto disco sarà pubblicato e distribuito dalla casa discografica dei precedenti album. I molti fan si aspettavano un altro album memorabile, visti i precedenti. Probabilmente qualcosa di molto simile ad Hearthwork. L'esito fù deludente... il desiderio di allontanarsi dai clichè del death metal li spinse forse troppo in là . La stessa ricerca di una maggiore appetibilità per le grandi major li fece debordare troppo verso il rock, facendo così annacquare quasi del tutto la loro originalità , di cui si era vista l'efficacia in ogniuno degli album porecedenti. Nel 1996 esce quindi questo quinto ed attesissimo album. Della musica in sè non si puo' dir male, e non è certo un brutto album. Walker ha uno stile batteristico sempre più tecnico e jazzato. Gli assoli dei due chitarristi ancora più studiati, complessi e melodici. Ma nelle parti ritimiche i riff sono meno aggressivi ed efficaci, sono evidentemente studiati, ma più lenti e semplici di prima, infatti fanno spiccare molto di più il basso. La voce è ora solo urlata e non ricerca più le terrificanti distorisioni canore precedenti. I testi abbandonano ogni soggetto macabro, e si buttano ora definitivamente sul tentativo di una un po' goffa ed esplicita critica sociale saltando a piè pari qualsiasi metafora, ed usando solo talvolta degli sprazzi surreali. Ancora una volta il titolo dell'album, una delle cose più belle di questa produzione, la dice tutta sulla situazione (Steer lascerà subito dopo il gruppo, che quindi cesserà di esistere)... il canto del cigno. News: 7/3/2010 Hellfest: tutte le informazioni Discografia:
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