Gli statunitensi Agalloch (nome preso da un tipo di legno molto resinoso e aromatico, usato come incenso ) si formano nel 1995 a Portland, nello stato dell' Oregon per mano di John Haughm (chitarra ritmica, voci e batteria in studio), Don Anderson (chitarra solista) e Jason William Walton (basso). Chris Greene parteciperà come session drummer per le sporadiche e rare esibizioni del gruppo. La loro proposta musicale è caratterizzata da un insolito ed originale mix di Post-Rock, Black Metal, Folk atmosferico e Doom Metal, anche se a volte il loro stile pare inclassificabile data la loro grande vena di sperimentazione. Dopo due demo, il trio esordisce nel 1999 con l'ottimo
Pale Folklore, il quale è caratterizzato da un' ottima miscela di Black Metal di stampo prettamente scandinavo, marcate influenze Folk, punteggiature isolanti di Doom e piacevoli inserti rockeggianti. L' atmosfera che permea questo disco è unica, isolante, riflessiva, fredda e calda allo stesso tempo. I frequenti ed ariosi stacchi acustici riescono ad amalgamarsi al meglio con le più irruenti partiture Metal e il tutto riesce a fondersi con armonia non scadendo mai nel monotono.
Nel 2001 esce l’ EP “Of Stone, Wind and Pillor†, disco più incentrato su parti acustiche e tastieristiche/Ambient ricche di melodia, nella title-track “Of Stone, Wind and Pillor†si possono ancora sentire le influenze del precedente album.
Nel 2002 viene pubblicato
The Mantle, lavoro che continua sulla stessa strada già intrapresa da “Of Stone, Wind and Pillor†. Più ragionato e curato, esso è caratterizzato soprattutto dalla massiccia presenza di partiture Folk molto atmosferiche e sognanti, chitarre acustiche cristalline e dalla splendida e melanconica voce di John.
Dopo i due EP “Tomorrow Will Never Come†e “The Greyâ€, nel 2006 esce il nuovo gioiello di casa Agalloch,
Ashes Against the Grain. Questo nuovo gioiello ci presenta un gruppo in forma smagliante e in continua evoluzione: canzoni come “Limbsâ€, “Falling Snowâ€, “Fire Above, Ice Belowâ€, e la punta di diamante “Not Unlike the Waves (per la quale sarà girato anche un video) sono alcuni dei classici di questo magnifico album, dove lo scream sussurrato e graffiante di John si alterna con ottime clean vocals attraenti e desolanti, e ispirate chitarre soliste esplorano e guidano passaggi ritmici con maestria e sobrietà .
L’ atmosfera è come sempre maestosa, antica e gelata, velata da un delicato manto folkloristico, tema tanto caro ai nostri, che, ad ogni album riescono a “forgiare†perle di originalità , ispirazione e inventiva, ma anche una grande voglia di sperimentare e di esplorare i sempre nuovi e sconfinati paesaggi della musica. Speriamo che il loro viaggio continui senza soste ed ostacoli.
Scritta da
Kalt