Altro:
Echecrate dal racconto di Fedone ha detto: E i più di noi fino a quel momento erano pur riusciti alla meglio a trattenersi dal piangere; ma quando lo vedemmo bere , e che aveva bevuto, allora non più; e anche a me, contro ogni mio sforzo, le lacrime caddero giù a fiotti; e mi coprii il capo e piansi me stesso: ché certo non lui io piangevo, ma la sventura mia, ché tale amico restavo abbandonato! Gorgia ha detto: La parola è una grande dominatrice che, con un corpo piccolissimo e invisibilissimo, sa compiere divinissime opere Democrito ha detto: gli uomini invocano la salute dagli dei con le preghiere, e non sanno che essa è in loro potere; ma siccome per intemperanza operano contro di essa, sono essi che tradiscono la propria salute a causa delle passioni Platone ha detto: quasi sempre l'uomo è attratto dalla bellezza sensibile. In questo caso si tratta di un eros che è soltanto brama, impulso e delirio passionale. Ma l'eros, quando viene compreso nella sua vera natura trascendente, porta l'anima a scorgere nella bellezza fisica soltanto il riflesso della superiore Bellezza Spirituale.
Platone ha detto: èros é filosofo per eccellenza, in quanto ha una natura intermedia, sta in mezzo tra l'ignorante e il sapiente. esso è innanzi tutto "amante della sapienza". Egli insegue la bellezza e il bene, in un processo continuo che è affascinante e drammatico al tempo stesso. Edgar Allan Poe ( Storia di Gordon Pym ) ha detto: Serpenti sterminati mi serravano tra le loro spire, fissandomi con occhi sinistramente luccicanti. Poi deserti sconfinati, squallidi, orridi, mi apparivano a un tratto dinanzi. Alberi altissimi, grigi, spogli si levavano a perdita d'occhio, le radici attuffate in pantani immensi, dalle acque limacciose di un nero d'ebano. Tuttavia quegli alberi misteriosi parevano dotati di una vitalità umana: agitavano convulsamente le braccia scheletriche, gridavano verso le acque silenti invocando mercé in toni striduli, laceranti, in cui era racchiusa una torturante disperazione. Quindi la scena mutò di colpo ed io mi ritrovai nudo e solo tra le brucianti distese di sabbia del Sahara. Ai miei piedi stava accucciato un selvaggio leone dei tropici il quale a un tratto spalancò gli occhi ignei e saltò in piedi scoprendo le zanne crudeli. Un attimo dopo gli uscì dalla rossa gola un ruggito che parve un rombo di tuono ed io caddi di schianto a terra. Brancinando in un parossismo di terrore alla fine mi trovai parzialmente sveglio e potei costatare che il mio sogno non era poi soltanto un sogno, ché le zampe di un mostro enorme e reale mi schiacciavano veramente il petto.. ne sentivo nell'orecchio il caldo fiato e nella penombra ne vedevo luccicare su di me i denti di un bianco spettrale.
Ennio ha detto: Animus cernit, animus audit, reliqua caeca et surda sunt. Dal trattato sui costumi di Marco Porcio Catone( il Censore ) ha detto: Nam vita humana prope uti ferrum est. Si exerceas, conteritur; si non exerceas, tamen rubigo interficit. Hamlet (by William Shakespeare) ha detto: To be, or not to be; that is the question:
Whether'tis nobler in the mind to suffer
The slings and arrows of outrageous fortune,
Or to take arms against a sea of troubles,
And, by opposing, end them? To die , to sleep-No more, and by a sleep to say we end
The hertache and the thousand natural shocks
That felsh is heir to 'tis a consumation
Devoutly to be wished. To die, to sleep.
To sleep perchance to dream. Ay, there's the rub,
For in that sleep of death what dreams may come
When we have shuffled off this mortal coil
Must give us pause.There's the respect
That makes calamity of so long life,
For who would bear the whips and scorns of time,
Th'oppressor's wrong, the proud man's contumely,
The pangs of disprized love, the law's delay,
The insolence of office, and the spurns
That patient merit of th'unworthy takes,
When he himself might his quietus make
With a bare bodkin? Who would these fardels bear,
to grunt and sweat under a weary life,
But that the dread of something after death,
The undiscovered country from whose bourn
No traveller returns, puzzles the will,
And make us rather bear those ills we have
Than fly to others that we know not of?
Thus conscience does make cowards of us all,
Ant thus the native hue of resolution
Is sicklied o'er with the pale cast of thought,
And enterprises of great pitch and moment
With this regard their currents turn awry,
And lose the name of action. |