Ubi Secreta Colunt (2007)
 Tracklist: 1. Cult Of Solitude 09: 35
2. Arcane Knowledge Revealed pt.I 08:01
3. Arcane Knowledge Revealed pt.II 06:52
4. Enigma Epitaph 08:56 | Un'originale fusione di Funeral Doom e Black Metal, attraversata da echi psichedelici e atmosfere tra l'etereo e l'infernale. Sarebbe facile descrivere in poche e semplici parole questo "Ubi Secreta Colunt" (letteralmente "Dove Dimorano I Segreti") degli italici "Arcana Coelestia" progetto nato da MZ (già mente di Urna e Locus Mortis) per quanto riguarda il versante musicale e da LS per quel che concerne i testi e le vocals.Per comprendere fino in fondo la sensazioni sprigionate da quest'album, è bene sapere che "Ubi Secreta Colunt" è un concept che si ispira all' opera letteraria dell'alchimista svedese August Strindberg, alla sua smaniosa ricerca alchemica del mistero dell'origine e della creazione, alle visioni infernali che gli sovvenivano in questo lungo e doloroso cammino di introspezione.
La forza del sound degli Arcana Coelestia sta proprio nella loro innata capacità di ricereare queste allucinanti visioni oniriche, che sembrano svanire per poi riapparire prepotentemente, tormentandoci con i loro perversi enigmi.
Già con l'introduttiva "Cult Of Solitude", ci adddentriamo in un crescendo angosciante, supportato dai gelidi riffs e dal tappeto di note eteree ricreato dal synth, che passa fluidamente da un sound solenne e cerimoniale a lidi pischedelici indefiniti ed angoscianti. Totalmente immerso in queste sonorità , l'ascoltatore "cullato" dalle atmosfere celestiali velate di inquietudine, viene sospinto improvvisamente nella furia degli inferi: da sonorità ambient immerse dalla psichedelia, alle taglienti cascate di note colme di disperazione.Davvero azzeccati i cori che si levano, a tratti sommessi ,voci di un'altra dimensione appena percepite in fuggenti attimi di alterazione mentale.Uno dei momenti più intensi e sublimi del disco è la visionaria parte iniziale di "Arcane Knowledge Revealed Part I": il coinvolgimento emotivo che riesce a procurarci l'esoterico e sognante connubio di chitarra e synth e il successivo riffing di matrice Black-Doom è veramente da brividi: demoniaco lo scream-growl a seguire, deliranti le voci filtrate che sembrano provenire da cripte voler rivelare qualcosa di proibito.
Impotenza, tormento, perversione e fallimento, sono le sensazioni contrastanti che emergono dalle dolorose e cadenzate note di questo brano, ognuna delle quali pesa come un macigno, a martoriare le nostre anime.
"Arcane Knowledge Part II" è sicuramente il brano più aggressivo, quello che presenta maggiormente influenze "Black Metal", dove i momenti "Ambient" trovano meno spazio rispetto agli altri. Non per questo risulata meno intenso: demoniaco e oscuro nei momenti più aggressivi, claustrofobico in quelli atmosferici, non c'è spazio per decifrare le visioni che ci assalgono; anzi veniamo letteralmente travolti da quello che a malapena riuscivamo a scorgere nei brani precedenti.
"Enigma Epitaph (A Dirge In Sculpture)" potrebbe essere divisa in due parti: la prima, dall'incedere funereo e deprimente, in cui trovano equilibrio i momenti atmosferici e il riffing pieno di amarezza e rassegnazione delle chitarre. Al termine di un intenso e delirante intermezzo atmosferico, a tratti di "Pink Floydiana" memoria, ecco sopraggiungere le chitarre: una straniante melodia che sembra dilatare lo spazio, aprire varchi verso mondi ignoti ed arcani conoscenze, indecifrabili, eppure vicinissimi alla realtà che ci si pone innanzi ogni giorno.
I quattro capitoli creati dagli Arcana Colestia sono musica incarnata in arte: la loro struttura è complessa, impossibile da comprendere al primo ascolto. Le note, come le visioni, sono fugaci, caleidoscopiche: sbiadiscono, poi improvvisamente riappaiono lievemente più nitide, mutano di volta in volta, pur restando immerse in questo alone di rassegnazione e smarrimento spirituale che pervade ogni momento dell'album.
Maestri nel sapere coniugare abilmente i momenti più concitati alle atmosfere oniriche e riflessive che costellano ogni singola traccia.
Sono trenta minuti che lasciano il segno, un debutto che lascia ben sperare per il futuro
Voto: 80/100
Recensito da BloodyMary |